Meloni al Senato: «L’Italia non entra in guerra contro l’Iran e non è isolata»

La premier: Usa e Israele fuori dal diritto internazionale

Dalla condanna per la strage delle bambine nella scuola di Minab al richiamo a preservare l’incolumità dei civili, fino al no a un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto in Iran: Giorgia Meloni usa il passaggio al Senato per tracciare una linea che intreccia fermezza politica, iniziativa diplomatica e protezione degli interessi nazionali.

Nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo della prossima settimana e dedicate anche alla crisi in Medio Oriente, la premier ribadisce che l’Italia non prenderà parte all’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano, respinge le accuse di complicità o isolamento rivolte al governo e indica come priorità la tutela di famiglie e imprese dalle possibili ricadute economiche della crisi.

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Meloni al Senato: «L’Italia non è complice e non è isolata»

Aprendo il suo intervento, la presidente del Consiglio spiega di avere anticipato le comunicazioni al Parlamento anche per affrontare la crisi in Medio Oriente, definita una delle più complesse degli ultimi decenni per gli effetti diretti su sicurezza, economia e interessi italiani ed europei. Da qui l’invito a evitare una polarizzazione politica e a mantenere un confronto responsabile tra maggioranza e opposizioni.

La premier respinge quindi con decisione le accuse rivolte al governo negli ultimi giorni e rivendica il lavoro svolto in raccordo con i partner europei e con i leader del Medio Oriente e del Golfo.

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«Qui non c’è un governo “complice” di decisioni altrui, né tantomeno un governo “isolato” in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese», afferma Meloni, aggiungendo che in questi giorni l’esecutivo ha affrontato la situazione «con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare e della sicurezza e su quello economico interno».

La presidente del Consiglio sottolinea inoltre che «uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi», rileva Meloni, spiegando che nelle fasi più difficili della storia è auspicabile che una Nazione democratica sappia compattarsi attorno alla difesa dei propri interessi nazionali.

Coordinamento con i partner europei e crisi del diritto internazionale

Nel delineare la linea dell’Italia sulla crisi mediorientale, Meloni sottolinea anche il coordinamento con i principali partner europei. «Ho promosso un coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito», spiega la presidente del Consiglio. L’obiettivo, prosegue Meloni, è «condividere le valutazioni sull’evoluzione della crisi e coordinare le rispettive risposte nazionali a fronte di ripercussioni globali sia sul piano economico che su quello della sicurezza».

Secondo la premier, il raccordo tra gli alleati europei resta fondamentale per mantenere stabilità nello scenario internazionale e favorire eventuali iniziative diplomatiche capaci di ridurre l’escalation militare.

Iran, nucleare e intervento militare

Entrando nel merito della crisi, la premier colloca l’intervento americano e israeliano dentro una più ampia crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali. Secondo Meloni, l’escalation militare deve essere letta nel contesto di un sistema internazionale sempre più instabile e segnato anche dal ruolo dell’Iran nel sostegno a diversi gruppi armati della regione.

La presidente del Consiglio ribadisce quindi con chiarezza la posizione italiana. «È in questo contesto di crisi del sistema internazionale, nel quale si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano», osserva Meloni, precisando subito dopo che «si tratta di un intervento a cui, lo dico a scanso di equivoci, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte».

La premier richiama poi le preoccupazioni legate al programma nucleare iraniano. «La leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare dell’arma nucleare», ricorda Meloni, ma allo stesso tempo «come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite, l’Iran procedeva ad arricchire l’uranio fino a una purezza del 60 per cento, un livello molto più alto di quello necessario per usi civili e molto vicino a quello necessario per fabbricare una bomba atomica». Uno scenario che, sottolinea la presidente del Consiglio, rappresenterebbe un grave rischio per la sicurezza internazionale.

Civili, diplomazia e sicurezza economica

«Dobbiamo lavorare sul piano diplomatico per verificare se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia», afferma Meloni, precisando tuttavia che «un obiettivo del genere è impossibile fino a quando l’Iran continuerà con i suoi attacchi verso i Paesi del Golfo e altri Paesi della regione». Allo stesso tempo, aggiunge la premier, l’Italia intende far sentire la propria voce «affinché, nel perdurare delle azioni militari, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini».

Meloni esprime quindi una dura condanna per la strage avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, e chiede che vengano chiarite rapidamente le responsabilità della tragedia.

Infine la premier affronta il tema delle possibili ricadute economiche della crisi. Il governo, spiega, ha già attivato strumenti di monitoraggio sui prezzi dell’energia e dei beni di consumo per prevenire fenomeni speculativi. L’esecutivo sta valutando «anche l’attivazione del meccanismo delle cosiddette accise mobili nel caso in cui i prezzi dei carburanti dovessero aumentare in modo stabile». Il messaggio, conclude la presidente del Consiglio, è chiaro: il governo farà tutto il possibile per impedire che qualcuno possa arricchirsi «speculando sulla crisi a danno dei cittadini e delle imprese».

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