Lunedì l’Ubs in piazza: più che uno sciopero un’insalata amara

Tante richieste insieme ne fanno una protesta inutile

Un vecchio proverbio napoletano – che oggi non ha più alcun senso, perché le strutture che ospitavano i malati di mente sono state eliminate e gli ospiti abbandonati a se stessi – ricordava che «’o manicomio ’e Aversa nce stanno ’e pazzi». Mi sorge il dubbio, però, dopo aver letto i 18 punti, ognuno dei quali ne contiene altri 3 o 4, per un totale tra le 54 e le 72 motivazioni alla base dello sciopero generale previsto per lunedì, che gli ospiti di quelle strutture, dai manicomi, siano stati trasferiti altrove. Magari nelle sedi sindacali.

A confermarlo è la constatazione che l’Ubs (praticamente i figli piccoli della Cgil) – almeno stando al comunicato che presenta la protesta di lunedì – abbia voluto preparare un inizio di settimana davvero scoppiettante per gli italiani. Un’accozzaglia farraginosa di elementi eterogenei fra loro, tutti politici e chiaramente antigoverno Meloni, dei quali solo pochissimi hanno qualcosa da spartire con la quotidianità dei lavoratori.

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Ma voglio che siate voi, amici lettori, a giudicare se per una manifestazione guazzabuglio come quella di lunedì ai lavoratori convenga lasciarsi attrarre dalle sirene – in verità neanche tanto affascinanti – sindacali e rinunciare all’ennesima giornata di paga. Senza, neanche, peraltro, portare a casa alcun risultato e solo per la soddisfazione di far godere Landini & c. Un po’ pochino, non vi sembra? Ecco a voi, allora, le ragioni dello sciopero di domani e il peso della scelta di decidere se ne vale la pena o meno.

  1. contro la violenza maschile sulle donne e quella di genere verso le persone Lgbtqia+;
  2. contro ogni manifestazione, molestia o ricatto sessuale sul lavoro;
  3. contro la divisione sessuale sul lavoro e il razzismo;
  4. contro la precarietà, lo sfruttamento, la disparità salariale, i part-time involontari e i licenziamenti;
  5. contro lo smantellamento e la privatizzazione dello Stato sociale;
    contro il progetto di autonomia differenziata che aumenta e cristallizza le differenze territoriali;
  6. contro il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele e l’indisponibilità del governo italiano a interrompere le relazioni istituzionali, scientifiche ed economiche con Israele;
  7. contro le spese militari e la riconversione in senso bellico dell’industria e delle infrastrutture strategiche;
  8. per il diritto ai servizi pubblici gratuiti e accessibili, al reddito, al salario minimo per legge, alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, alla casa, al lavoro, alla scuola, alla sanità e ai trasporti pubblici;
  9. per aumenti salariali che garantiscano il recupero del potere d’acquisto sulla base dell’inflazione reale a fronte del forte aumento dei costi energetici e del carovita;
  10. per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro;
  11. per la difesa e il potenziamento delle case rifugio e dei centri antiviolenza;
  12. per l’introduzione nelle scuole di ogni ordine e grado dei corsi di educazione sessuale, alle relazioni e al rispetto delle differenze di genere;
  13. contro le scelte autoritarie in materia di leggi repressive e di contrasto al dissenso e al conflitto sociale;
  14. contro il progetto Re-Arm Eu, che distoglie risorse da salari e servizi essenziali;
  15. contro il disegno di legge Buongiorno;
  16. per la ridistribuzione della ricchezza, la giustizia sociale e ambientale;
  17. per la difesa del diritto di sciopero;
  18. contro la riforma della magistratura.

A questo punto perché non inserire anche una protesta contro la diarrea e il mal di pancia?

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Giuro che, mentre leggevo questo elenco di (scusate il francesismo) cazzate, mi è tornata in mente una frase di Charles Baudelaire nel suo diario, il 23 gennaio 1862: «Ho sentito passare su di me il frullo dell’imbecillità».

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