Stop all’asporto dopo le 22.30. Si attende ancora l’ordinanza diffusa
Arriva la stretta temporanea sulla sulla movida nell’area di piazza Bellini e strade limitrofe. Con un’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi, in vigore dal 6 marzo al 6 maggio 2026, quindi per due mesi, un provvedimento gemello a quello in vigore da novembre a Vico Quercia, l’amministrazione ha stabilito nuove limitazioni per bar, pub, ristoranti, attività artigianali alimentari e negozi della zona, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento acustico e tutelare il riposo dei residenti. L’atto arriva al termine di un lungo contenzioso avviato da alcuni abitanti del quartiere e dopo una serie di verifiche tecniche che hanno accertato livelli di rumore superiori ai limiti consentiti nelle ore notturne.
Le nuove regole per due mesi
Il provvedimento stabilisce una serie di restrizioni valide per tutte le attività commerciali presenti nell’area indicata dal Comune, che comprende via Santa Maria di Costantinopoli, quindi Piazza Bellini, via San Sebastiano, via S. Pietro a Majella e Port’Alba.
La misura più rilevante riguarda la vendita da asporto di bevande, come già accaduto a Vico Quercia, vietata dalle 22.30 alle 6 del mattino, sia per bevande alcoliche sia analcoliche. Una misura che ha fatto discutere per il paradosso dei take away, che dopo le 22:30 potevano vendere da asporto cibo e non bevande. Nemmeno l’acqua.
Proprio come fu per vico Quercia, sono inoltre fissati nuovi orari di chiusura per i locali: dalla domenica al giovedì chiusura alle 00.30. Il venerdì e il sabato potranno restare aperti fino alle 01.30. Per tutti gli esercizi è prevista una tolleranza di 30 minuti dopo l’orario stabilito per consentire la pulizia degli spazi e il ricovero delle attrezzature. L’apertura resta invece consentita a partire dalle 6 del mattino, come da normativa nazionale. Le limitazioni riguardano bar, ristoranti, pub, negozi di vicinato, attività artigianali con vendita di cibo e bevande e anche i distributori automatici presenti nella zona.
Smentita, quindi, la notizia di un’ipotetica ordinanza quadrimestrale con maggiori flessibilità sull’asporto. Si resta comunque in attesa della delibera diffusa annunciata dal sindaco, necessaria per prevenire o contrastare l’inquinamento acustico ed evitare ulteriori ricorsi o lamentele da parte dei residenti.
Il contenzioso con i residenti
Alla base del provvedimento c’è una causa civile avviata nel 2018 da alcuni residenti dell’area di piazza Bellini. Nel gennaio 2025 il Tribunale di Napoli ha condannato il Comune a intervenire per far cessare le immissioni sonore ritenute oltre la soglia della normale tollerabilità, riconoscendo anche un risarcimento ai ricorrenti.
Successivamente i residenti hanno presentato ricorso al Tar contro il silenzio dell’amministrazione. Con una sentenza del 2026, il Tribunale amministrativo regionale ha stabilito che il Comune dovesse adottare un provvedimento concreto entro 30 giorni, pena la nomina di un commissario ad acta. L’ordinanza firmata dal sindaco rappresenta quindi la risposta formale a quell’obbligo.
I rilievi tecnici: rumore oltre i limiti
Le verifiche effettuate durante il processo e le successive misurazioni dell’Arpac hanno confermato la presenza di un clima acustico particolarmente critico nella zona. Secondo i rilievi fonometrici, il principale fattore di disturbo non è la musica dei locali ma il rumore generato dagli assembramenti di persone all’esterno, che cresce nelle ore notturne con l’aumentare dell’afflusso.
Durante un monitoraggio svolto il 6 febbraio 2026, i tecnici hanno registrato un livello di rumore ambientale di 71 decibel, con un differenziale di 19,5 decibel rispetto al rumore residuo, ben oltre il limite di 3 decibel previsto per la fascia notturna tra le 22 e le 6.
Obiettivo: riequilibrare movida e residenzialità
Nell’ordinanza il Comune sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra le attività economiche e la qualità della vita dei residenti. Piazza Bellini è infatti una delle aree più frequentate della movida cittadina, caratterizzata dalla presenza di numerosi locali e spazi di aggregazione.
L’amministrazione parla esplicitamente di una misura temporanea e sperimentale, pensata anche come «processo rieducativo» per favorire abitudini diverse nella fruizione del tempo libero, prima di provvedere con la delibera diffusa e permanente che dovrà imporre regole agli esercizi commerciali di tutta la città.
Controlli e sanzioni
Durante i due mesi di validità dell’ordinanza saranno intensificati i controlli da parte della polizia locale. Le violazioni possono comportare sanzioni amministrative da 2.000 a 20.000 euro. In caso di reiterazione è prevista anche la sospensione dell’attività da 1 a 30 giorni, fino alla possibile revoca del titolo autorizzativo. Al termine del periodo di sperimentazione, l’Arpac effettuerà nuovi monitoraggi acustici per valutare l’efficacia delle misure e decidere eventuali interventi successivi.




