Il cortocircuito costa: chi deve rispondere degli errori?
Succede così: paghi la multa, archivi la pratica, e poi dopo ti ritrovi un’ingiunzione di pagamento come se non avessi versato nulla al Comune di Napoli. Non è una svista dell’automobilista: è un errore di sistema. Un corto circuito, molto probabilmente, tra incassi, aggiornamento dei dati e atti che continuano a partire lo stesso, trascinando i cittadini dentro una trafila che non hanno causato.
Dall’ingiunzione al doppio pagamento: il danno per i cittadini
Il risultato è doppio danno. Primo: l’ingiunzione, che per chi la riceve pesa più di mille rassicurazioni, perché minaccia conseguenze e alimenta ansia. Secondo: il pagamento duplicato. Molti, per evitare «guai», pagano ancora una volta la stessa sanzione. Solo dopo, a freddo, chiedono indietro ciò che non era dovuto. Qui sta la notizia: la vulnerabilità del contribuente davanti alla macchina della riscossione, quando la scelta sembra ridursi a subire o spendere di nuovo.
E il problema ha già un prezzo pubblico. Nel bilancio 2026 il Comune di Napoli, riferisce un articolo de «il Mattino», ha dovuto mettere in conto 50mila euro da restituire agli automobilisti che hanno pagato due volte: non un incidente isolato, ma una spesa già contabilizzata per riparare a un meccanismo che non ha retto.
La vicenda emerge tra i documenti depositati dall’amministrazione. In particolare, una determinazione del 16 febbraio, lunedì scorso, descrive l’origine delle restituzioni. Il passaggio è netto: «… a seguito della notificazione delle ingiunzioni di pagamento, numerosi cittadini versano al Comune di Napoli somme che risultano non dovute per erronei pagamenti, per ingiunzioni di pagamento annullate in autotutela o a seguito di intervento di sentenza da parte dell’autorità giudiziaria».
Non solo: le richieste non sono poche e, soprattutto, vengono giudicate fondate dopo i riscontri. Lo stesso atto lo certifica: «… allo stato sono pervenute numerose istanze di rimborso da parte degli interessati ed è stata riscontrata la legittimità della richiesta…». Traduzione amministrativa: rimborsi inevitabili, anche perché ci sono sentenze che impongono le restituzioni e perché ignorare le istanze significherebbe aprire la porta a nuovi problemi legali.
Il costo nascosto e la domanda che nessuno vuole: chi risponde?
Cinquantamila euro possono sembrare una cifra «gestibile», ma il punto non è la singola voce di bilancio. Il punto è la logica: soldi pubblici che se ne vanno per correggere atti che non dovevano partire, pratiche da lavorare, contenziosi da disinnescare, tempo amministrativo bruciato. È denaro che non finisce in servizi, ma nel cestino degli errori.
E qui la questione diventa politica e amministrativa insieme: se si arriva a impegnare almeno 50mila euro, significa che il cortocircuito è reale e ripetuto. Qualcuno ha sbagliato. Ma su chi ricade la responsabilità? Chi paga per i propri errori quando l’errore produce costi e danni ai cittadini, oltre a una perdita secca per l’ente?
La filiera della riscossione e l’anomalia intercettata nei rendiconti
Nel 2022 il Comune di Napoli ha predisposto un bando per l’affidamento in concessione dei servizi di gestioni delle entrate tributarie ed extratributarie. Il bando è stato assegnato alla Municipia S.p.A. nel marzo del 2023; l’assegnazione è poi transitata nella società «Napoli Obiettivo Valore», che dal mese di novembre 2023 provvede all’emissione ingiunzioni di pagamento per la riscossione coattiva delle sanzioni amministrative per le violazioni al codice della strada, dei regolamenti comunali, delle ingiunzioni prefettizie e delle ingiunzioni sindacali.
Ed è proprio in questa fase operativa che l’anomalia viene individuata: «Napoli Obiettivo Valore», nella redazione dei prospetti mensili con la rendicontazione delle somme riscosse, ha rilevato le molteplici richieste di rimborso e ha avvisato l’amministrazione affinché intervenisse.
Il rimborso, quindi, non è il traguardo: è il cerotto. La ferita è la fiducia. Se dopo un pagamento regolare arriva un’ingiunzione, l’idea stessa di giustizia amministrativa vacilla. Perché il cittadino non vede un errore tecnico: vede un’istituzione che non «riconosce» ciò che ha incassato. E finché il sistema non si riallinea, il rapporto tra ente e contribuente resta appeso a una domanda semplice e tagliente: chi garantisce che pagare basti davvero?




