La mamma: «Mobilitati per salvare mio figlio»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiamato la madre del bambino ricoverato in gravissime condizioni al Monaldi, assicurando vicinanza e mobilitazione. «Ho sentito prima il presidente Fico e poi la premier Meloni – racconta a Repubblica in un video – mi hanno espresso la loro vicinanza e mi hanno detto che sarà fatta giustizia, ma come ho detto anche a loro ora la priorità è aiutarmi a trovare una soluzione per mio figlio».
La donna riferisce che dalla premier sarebbero arrivate rassicurazioni operative: «Mi hanno detto che sono già mobilitati». Precisa però di non aver ricevuto ulteriori notizie dai medici sulle condizioni cliniche del figlio ma ribadisce la fiducia nella possibilità di un nuovo intervento: «Io ci credo e ci spero ancora nella possibilità che a mio figlio arrivi un cuore nuovo».
Il maxiconsulto e la situazione clinica
Il bambino è in fin di vita dal 23 dicembre, giorno in cui gli è stato trapiantato un cuore poi risultato danneggiato in fase di espianto. Attualmente resta inserito nella lista trapianti, in attesa di un organo compatibile.
Per domani al Monaldi è stato indetto un maxiconsulto con la partecipazione di esperti provenienti dalle strutture italiane con i maggiori volumi di trapianto pediatrico. La rivalutazione sarà collegiale e avverrà al letto del paziente.
Nei giorni scorsi l’ospedale napoletano aveva richiesto una consulenza al Bambin Gesù. Il parere esterno ha evidenziato un quadro clinico critico, ritenuto incompatibile con la prospettiva di un secondo impianto. Il Monaldi, che avrebbe dovuto esprimere una nuova valutazione interna, ha rinviato la decisione annunciando la convocazione dell’Heart Team.
L’inchiesta sul trasporto dell’organo
Parallelamente prosegue l’indagine della Procura della Repubblica di Napoli sul trapianto non riuscito al piccolo. Al centro degli accertamenti c’è il frigo isotermico utilizzato dall’équipe del Monaldi per custodire il cuore destinato al bambino.
Dalle verifiche emerge che il contenitore non sarebbe stato inadatto allo scopo, ma risulterebbe anacronistico rispetto alle linee guida più aggiornate in materia di trapianti. Si tratta di un frigo di plastica rigida, a forma di parallelepipedo, comunemente usato per mantenere fresche le bevande. È stato sequestrato nei giorni scorsi dai carabinieri del Nas. Il dispositivo non era di ultima generazione e non era dotato di termostato, meccanismo che segnala la temperatura interna.
Secondo quanto ricostruito, la presenza di un sistema di controllo avrebbe potuto consentire agli operatori di accorgersi durante il trasporto dell’abbassamento delle temperature che avrebbe compromesso l’organo espiantato.
Ieri è stato ascoltato dal pm come persona informata dei fatti il cardiologo che teneva in cura il piccolo e che si è dimesso sei giorni dopo l’intervento dall’ incarico di responsabile del Follow-up post operatorio. Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate dei fatti e poi anche gli indagati, finora sei, componenti le due equipe di Napoli: quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha effettuato il trapianto.
Un numero destinato ad aumentare, sempre a tutela delle persone coinvolte, se dovessero essere individuate presunte responsabilità anche a Bolzano. Ulteriori accertamenti, delegati anche questi al Nas, mirano infatti a comprendere cosa sia successo nella città altoatesina, dove ci sarebbe stato un rabbocco del ghiaccio presente nel contenitore usato per il trasferimento dell’organo prima della partenza alla volta dell’ospedale Monaldi.




