Andrea Laszlo De Simone: l’artista che non vuole essere ovunque

L’uomo che ha trasformato la solitudine in un’orchestra

In un’epoca in cui la musica sembra vivere più sugli schermi che nelle orecchie, Andrea Laszlo De Simone continua a rappresentare un enigma luminoso. Non pubblica spesso, non appare ovunque, non si concede alla sovraesposizione. Eppure, ogni suo lavoro diventa un punto di riferimento, un oggetto prezioso che costringe a rallentare, ad ascoltare, a respirare. È un autore che non si limita a scrivere canzoni: costruisce mondi.

Le radici di un autodidatta e il disco «Ecce Homo»

Torinese, classe 1986, Andrea cresce lontano dai percorsi accademici. Impara da solo, sperimentando, registrando, sbagliando. Prima di diventare un nome riconosciuto, siede dietro la batteria dei «Nadàr Solo», band in cui suona anche il fratello Matteo. È lì che affina l’ascolto, la sensibilità ritmica, la capacità di osservare la musica da dentro.

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Ma il suo universo creativo è più grande di un set di tamburi: chiede spazio, chiede voce. Nel 2012 pubblica «Ecce Homo», un disco autoprodotto che porta già nel titolo un’ambizione filosofica. È un lavoro ruvido, intimo, registrato quasi interamente in casa. Non è un debutto pensato per piacere: è un atto di libertà. Andrea scrive, suona e produce tutto da solo, un metodo che diventerà la sua cifra stilistica. Solo nelle fasi finali coinvolge altri musicisti, come artigiani chiamati a rifinire un’opera già viva.

La rivelazione di «Uomo donna» e «Immensità»

La svolta arriva nel 2017 con «Uomo donna», pubblicato da «42 Records» e realizzato insieme al fonico Giuseppe Lo Bue. La critica lo accoglie come una rivelazione: «Rolling Stone» lo inserisce tra i migliori dischi solisti prog italiani degli ultimi vent’anni. È il momento in cui Andrea smette di essere un segreto e diventa una voce imprescindibile della nuova musica italiana.

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Alla fine del 2019 pubblica «Immensità», un progetto che supera i confini del formato album. È una suite che unisce pop, musica classica e narrazione visiva, accompagnata da un mediometraggio che amplifica la portata emotiva del lavoro.

Il disco esce in Italia per 42 Records, ma trova spazio anche all’estero grazie a «Ekleroshock e Hamburger Records», che lo portano in Francia, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti e Canada. La critica francese, in particolare, lo accoglie con entusiasmo: Immensità diventa un piccolo caso internazionale.

La famiglia come bussola creativa e la sospensione dei live

Nel 2020 pubblica «Dal giorno in cui sei nato tu», una dedica ai figli accompagnata da un video in super8 girato dal primogenito Martino. Nel 2021 arriva «Vivo», una ballata che diventa anche una piattaforma digitale con live-cam da tutto il mondo: un modo per osservare la vita mentre accade. È il primo lavoro prodotto nel suo nuovo studio, Ecce Homo.

Nello stesso anno pubblica «Il Film del Concerto», registrato con «l’Immensità Orchestra» composta da undici elementi negli spazi della Triennale di Milano. Nell’estate del 2021 torna sul palco per tre concerti speciali: Torino (TOdays Festival), Roma (Cavea dell’Auditorium Parco della Musica) e Bari (Locus Festival, davanti alla Basilica di San Nicola). Sono tre date intense, quasi rituali. Alla fine, Andrea annuncia la sospensione dell’attività live «a tempo indeterminato». Una scelta controcorrente, dettata dal desiderio di dedicarsi alla famiglia e alla composizione.

Le colonne sonore, la consacrazione ai Premi César

Dopo la pausa dai palchi, la sua musica inizia a viaggiare altrove. Brani di Andrea vengono inseriti in film italiani e internazionali: «Le Lycéen» di Christophe Honoré, «L’ombra del giorno» di Giuseppe Piccioni, «Coma» di Bertrand Bonello, «Tutto chiede salvezza» di Francesco Bruni. Nel 2021 firma la sua prima colonna sonora originale per «Promises» di Amanda Sthers, presentata alla Festa del Cinema di Roma. Nel 2023 compone la colonna sonora di «Le Règne Animal» di Thomas Cailley, presentato a Cannes nella sezione «Un Certain Regard».

Nel 2024 arriva la consacrazione: Andrea viene candidato ai Premi César per la miglior colonna sonora e vince il premio il 23 febbraio. Un traguardo che lo proietta ufficialmente nella scena cinematografica internazionale.

Il ritorno inatteso

Nel 2022 pubblica «I nostri giorni», accompagnato da un video diretto da Donato Sansone ed Enrico Bisi e da un libro fotografico che intreccia musica e memoria familiare. Il 2025 si apre con «Un momento migliore», singolo che anticipa l’album «Una lunghissima ombra» uscito lo stesso anno ad ottobre.

Un titolo che sembra già una dichiarazione d’intenti: Andrea non vuole fare rumore, vuole lasciare tracce. «Una lunghissima ombra» è un’esperienza che porta l’album di Andrea Laszlo De Simone fuori dall’ascolto tradizionale: un film – concerto pensato per essere vissuto insieme, in sale e spazi dedicati con 21 proiezioni conferendo il tutto esaurito, confermando quanto il pubblico desideri un’immersione collettiva in questo viaggio audiovisivo tra luce, ombra e introspezione.

Il brano scelto: Fiore mio

«Fiore mio» è un brano che racconta un amore luminoso e vulnerabile, osservato attraverso immagini che oscillano tra purezza e fragilità. Laszlo trasforma la persona amata in un fiore da custodire, seguendone i passaggi tra notte e giorno, cadute e rinascite. È una dichiarazione intima, dove la meraviglia per l’altro convive con la consapevolezza della sua delicatezza.

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