Il mandolino napoletano è molto più di uno strumento musicale: è un’icona della musica napoletana e della cultura popolare italiana. Raffinato, dal suono brillante e immediatamente riconoscibile, è spesso associato alle serenate sotto i balconi, ai concerti tradizionali e alle esibizioni folkloristiche che raccontano l’anima musicale di Napoli. Nato e perfezionato nei laboratori dei liutai partenopei, questo strumento ha attraversato secoli di storia, rimanendo un simbolo duraturo della tradizione musicale napoletana e italiana.
Origini e sviluppo del mandolino napoletano
Le radici di questo strumento si perdono nei secoli: antenati simili a cordofoni si trovano già nell’antichità, con strumenti come l’oud arabo e il barbat, utilizzati nel bacino del Mediterraneo. Tuttavia, il mandolino napoletano nella sua forma riconoscibile nasce ufficialmente tra la fine del XVII e la metà del XVIII secolo in Italia, e in particolare a Napoli, dove abili artigiani liutai ne definirono forma e struttura moderne.
La celebre Casa Vinaccia, una dinastia di liutai napoletani, è universalmente accreditata per aver perfezionato il mandolino napoletano con cassa armonica a «guscio», tastiera e corde in acciaio a partire dall’inizio dell’Ottocento, grazie all’intuizione di Pasquale Vinaccia. Queste innovazioni non solo hanno migliorato l’intonazione e la qualità del suono, ma hanno anche reso lo strumento più robusto e adatto a repertori complessi, ampliando il suo utilizzo ben oltre la musica popolare locale.
Il ruolo del mandolino nella musica napoletana
Nella tradizione della musica napoletana, è protagonista fin dalle sue origini: la sua sonorità è profondamente legata alle serenate amorose, alla canzone classica napoletana e alle performance itineranti dei musicisti di strada.
Nel XVIII secolo, era usato non solo nei contesti popolari, ma anche nelle corti e nei salotti aristocratici: compositori come Antonio Vivaldi dedicarono concerti e sonate allo strumento, esaltandone la versatilità musicale.
Oggi, pur essendo meno presente nella musica popolare di strada rispetto al passato, il mandolino napoletano vive attraverso orchestre dedicate, eventi culturali come «Mandolini sotto le Stelle» a Napoli e l’attività di istituzioni specializzate come l’Accademia Mandolinistica Napoletana, che promuovono il repertorio classico e tradizionale e ne curano l’insegnamento.
Tradizione e modernità: l’eredità del mandolino oggi
Il mandolino napoletano continua a esercitare fascino sulle nuove generazioni di musicisti e appassionati. Oggi lo si trova in repertori che spaziano dalla musica classica al folk europeo, fino ad essere adottato in contesti contemporanei e fusion.
La diffusione globale dell’iconografia del mandolino, spesso associato all’Italia e in particolare a Napoli, ha reso questo strumento un vero ambasciatore della cultura musicale partenopea nel mondo, capace di evocare emozioni e atmosfere uniche. Anche in ambito accademico e concertistico, la riscoperta del repertorio storico del mandolino a Napoli negli studi musicologici ha valorizzato un patrimonio artistico che era rischiato di essere dimenticato.
Costruzione e caratteristiche del mandolino napoletano
Il mandolino napoletano ha caratteristiche uniche che lo distinguono dagli altri. La cassa armonica a “guscio” conferisce una sonorità brillante e penetrante, mentre il manico corto e la tastiera piatta facilitano l’esecuzione di passaggi rapidi e melodici. Le otto corde, disposte in quattro doppi cori, permettono di ottenere un suono ricco e armonioso, perfetto per gli accompagnamenti della musica napoletana tradizionale. La costruzione artigianale, spesso realizzata in legni pregiati come acero, abete e palissandro, rende ogni mandolino unico nel timbro e nella risonanza.




