Movida, il Tar dà ancora ragione ai residenti: la salute prima degli affari

Respinto il ricorso dei locali: restrizioni anti-rumore valide

La movida non può prevalere sulla salute dei cittadini. È questo il principio ribadito dal Tar, che ha respinto il ricorso dei locali contro le restrizioni comunali in vigore tra vico Quercia e via Cisterna dell’Olio, dando ragione ai residenti esasperati dall’inquinamento acustico e dal rumore antropico elevato registrato in quelle zone. I giudici hanno ritenuto prevalente la tutela della salute dei residenti rispetto agli interessi economici legati alla movida.

Con due ordinanze, il Tar ha detto no alla richiesta dei commercianti di annullare la stretta in vigore tra novembre e il 3 gennaio, che prevede la chiusura anticipata delle attività alle 00:30 in settimana e all’una e mezza nel weekend, e il divieto di vendita di bevande alcoliche e analcoliche da asporto dopo le 22. Secondo il tribunale, esiste un «pregiudizio grave, attuale e irreparabile» ai danni dei residenti, dimostrato da documentazione medica che attesta l’insorgenza di patologie anche serie, tra cui disturbi da stress post-traumatico, direttamente collegate alla prolungata esposizione all’inquinamento acustico.

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La decisione del Tar per Cisterna dell’Olio e vico Quercia

Il Tar sottolinea come venga in gioco un diritto fondamentale, quello alla salute psico-fisica, come evidenziato più volte dal consigliere di maggioranza Gennaro Esposito, presidente del Comitato Vivibilità Cittadina e avvocato dei locali, che deve essere garantito. Alla concentrazione della movida in alcune zone della città, si aggiunge inoltre l’aggravarsi del traffico, con strade congestionate anche nelle ore notturne, dal centro fino all’area di Chiaia.

Il provvedimento in vigore in via Cisterna dell’Olio, vico Quercia e zone limitrofe per due mesi, da novembre, è stato adottato dopo che il tribunale civile aveva già riconosciuto le ragioni dei residenti e condannato l’amministrazione comunale a intervenire per contenere gli effetti della movida, rimasti però irrisolti per mesi.

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Con l’entrata in vigore delle restrizioni, i titolari dei locali hanno denunciato un ingente danno economico, chiedendo la sospensione delle misure. Ma il Tar ha respinto anche questa tesi, evidenziando che le ordinanze comunali hanno carattere temporaneo e incidono solo parzialmente sull’attività economica, limitandola soprattutto nelle ore notturne.

Nel giudizio, i residenti hanno anche richiamato il volume d’affari generato da una parte dei locali: circa tre milioni di euro complessivi per 13 esercizi di piccole dimensioni che utilizzano suolo pubblico per la vendita da asporto. I gestori dei locali però ricordano che gli incassi complessivi non determinano la stima di un guadagno netto degli esercenti, ma implicano elevati costi gestionali, compresi quelli dell’occupazione di suolo pubblico, concessa regolarmente dall’amministrazione comunale.

Il caso di Milano

A Milano, dove i residenti stanno portando avanti battaglie analoghe, il Comune scende in campo in prima persona. Di fronte alle contestazioni dei residenti sugli effetti della movida, il sindaco Sala ha scelto di presentare un ricorso a nome dell’amministrazione, senza delegare ai privati la difesa delle decisioni pubbliche. A Napoli accade l’opposto: dopo l’azione legale avviata dai residenti contro il Comune, Palazzo San Giacomo è rimasto sullo sfondo, lasciando che fossero i gestori dei locali a impugnare i provvedimenti, pur non essendo formalmente parte nel giudizio e finendo per difendere, oltre ai propri interessi, anche l’ente chiamato in causa.

«L’ordinanza non funziona»

I gestori, inoltre, hanno più volte sostenuto che l’ordinanza non sia risolutiva in quanto applicata solo in due o tre strade, non in maniera diffusa. Quindi, l’effetto del provvedimento, secondo i gestori dei locali, sarebbe solo un invito ai potenziali clienti di spostarsi in altre zone del centro storico in cui l’ordinanza non è in vigore, come via Bellini che continua ad essere sovraffollata nel weekend.

Inoltre, sui social hanno più volte denunciato il paradosso dell’applicazione dell’ordinanza a esercizi commerciali che somministrano cibo da asporto in quanto è imposto il divieto di somministrare da asporto dopo le 22:00 anche bibite analcoliche, quindi l’acqua. Per cui alcuni locali possono vendere ai clienti dopo le 22 panini, kebab o patatine, ma non l’acqua, che i clienti sono costretti ad acquistare altrove, magari nel vicolo accanto in cui l’ordinanza non è in vigore. Le sanzioni, per chi non rispetta le regole, sono salatissime: sono previsti dai 2.000€ ai 20.000€ di verbale.

I provvedimenti per le feste

L’unico vero terreno di intesa tra gestori e residenti è la richiesta di maggiore sicurezza. Durante le festività la città cambia volto: rientrano molti fuori sede, arrivano nuovi turisti e le strade si riempiono nei giorni segnati in rosso sul calendario. Un mix che, inevitabilmente, aumenta il rischio di disordini.

Per questo il prefetto Michele di Bari, alla guida del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha disposto una stretta sulla movida nei giorni festivi. Sono stati annunciati controlli rafforzati nelle zone più frequentate, in particolare nelle aree dei «baretti» e nei principali punti di aggregazione: Chiaia, piazza Bellini, piazza Carolina, via Toledo, via Firenze, piazza Garibaldi, piazza Carità, piazza Dante, il quartiere Vomero, oltre che le zone di Mergellina, Porta Capuana e Porta Nolana.

Piazza Bellini di nuovo in Tribunale

Intanto, a Napoli sul tema della movida è stato presentato un nuovo ricorso al Tar anche da parte dei residenti di piazza Bellini, che hanno già ottenuto dal tribunale civile un risarcimento economico. Ora chiedono che il Tar ordini al sindaco di intervenire per contenere la movida molesta, applicando poteri analoghi a quelli già esercitati in via Cisterna dell’Olio. L’appuntamento in tribunale è fissato per il prossimo 27 dicembre.

Tra le ipotesi, restrizioni simili e il divieto di vendita di bevande da asporto dopo le 22. Se l’amministrazione comunale non dovesse adottare provvedimenti, i residenti chiedono al Tar la nomina di un commissario ad acta che intervenga in via sostitutiva, con costi a carico del Comune.

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