Qualità della vita disastrosa: la Campania rimane indietro, male Napoli

Su 90 indicatori per le città campane dati impietosi

Il nuovo rapporto del Sole 24 Ore sulla “Qualità della vita”, diffuso oggi e giunto alla sua 36esima edizione, tratteggia un quadro critico per la Campania. L’indagine, attiva dal 1990 e strutturata su 90 indicatori che misurano il benessere delle province italiane, restituisce dati che smentiscono le favole diffuse dal centrosinistra, dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e dal presidente uscente della Regione Campania Vincenzo De Luca, i quali descrivono una realtà che non trova riscontro nei numeri pubblicati dal quotidiano economico.

Napoli risale leggermente ma resta nelle retrovie

Napoli si sposta dal 106esimo al 104esimo posto, un progresso marginale che non modifica la sua presenza stabile nelle ultime posizioni. Soltanto Crotone, Siracusa e Reggio Calabria — nuovamente ultima — figurano dietro di lei. Il punteggio complessivo, pari a 411,4, resta molto distante da Trento, prima con 648,7, da Bolzano con 633 e da Udine con 613,7.

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Le criticità diventano ancora più evidenti analizzando i singoli ambiti dell’indagine. Napoli è penultima per ricchezza e consumi, segnando una debolezza strutturale della capacità economica. Il 101esimo posto in ambiente e servizi riflette la difficoltà cronica nella gestione delle infrastrutture, dell’offerta pubblica e dei servizi al cittadino. Con una città che rimane sporca nonostante gli annunci di investimenti da parte del Comune e di Asìa Napoli.

Il settore affari e lavoro, dove la provincia è 93esima, mostra un mercato occupazionale fragile e un ecosistema produttivo poco competitivo. Anche giustizia e sicurezza presenta un quadro problematico, con Napoli ferma al 99esimo posto. La categoria democrazia e società non offre segnali migliori: la città è 97esima, un dato che evidenzia criticità nella partecipazione civica e nella coesione sociale.

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In questo contesto, neppure il 37esimo posto in cultura e tempo libero può essere interpretato come un vero punto di forza. Pur essendo la migliore posizione raggiunta dalla provincia, risulta ben al di sotto di ciò che ci si dovrebbe attendere da un territorio con un patrimonio storico, artistico e culturale unico al mondo. A nostro avviso, questa distanza dai vertici è il risultato di un modello di attrattività «mordi e fuggi» promosso dall’amministrazione comunale, che ha incentivato una presenza turistica rapida e poco strutturata, senza generare ricchezza stabile né un reale appeal internazionale di lungo periodo.

Le altre province campane: risultati migliori ma ancora insufficienti

Le altre province della regione evidenziano condizioni solo relativamente migliori. Caserta si conferma al 101esimo posto con 416,9 punti, in linea con l’anno precedente. Salerno raggiunge la 90esima posizione con 458,3, migliorando di due gradini. Avellino scende al 77esimo posto con 491,4, perdendo quattro posizioni. Benevento si mantiene stabile al 76esimo posto con 492,4 punti.

All’interno delle categorie emergono dinamiche diverse. Benevento ottiene un risultato rilevante in giustizia e sicurezza, dove raggiunge la 15esima posizione, ma delude nettamente in ricchezza e consumi, affari e lavoro e demografia e società. Avellino rimane forte nella giustizia e sicurezza, dove è 27esima, ma mostra difficoltà negli ambiti affari e lavoro e cultura e tempo libero.

Salerno trova nell’offerta culturale il suo principale elemento di rilievo, con il 47esimo posto, mentre ricchezza e consumi e ambiente e servizi restano molto bassi. Caserta mantiene una collocazione intermedia nella giustizia e sicurezza, ma va male in ambiente e servizi e in cultura e tempo libero, fermandosi rispettivamente al 106esimo e al 100esimo posto.

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