Falsi contratti per migranti stagionali: il business della truffa sui click day e sui permessi

La procura ha depositato una richiesta di giudizio immediato

Avrebbero costruito a tavolino le assunzioni di migranti stagionali, avrebbero presentato le domande durante il click day, avrebbero incassato i soldi dei lavoratori in cambio del permesso d’ingresso, salvo poi non assumerne neanche uno, consegnandoli così alla clandestinità: quasi la metà degli indagati nell’inchiesta della procura di Napoli che subì un’accelerazione dopo la denuncia della premier Giorgia Meloni alla Procura nazionale antimafia nel giugno del 2024, ha presentato una richiesta di patteggiamento e consentito ai magistrati di recuperare altri 300mila euro, oltre ai due milioni che erano già stati sequestrati quando, a giugno scorso, scattarono le misure cautelari e l’inchiesta esplose.

La procura ha infatti depositato una richiesta di giudizio immediato per i 44 indagati: e di questi 21 hanno chiesto di chiudere i conti con la giustizia, accedendo al patteggiamento. Sarà ora il Gup a vagliare l’accordo tra procura e indagati.

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L’allarme partì da Giorgia Meloni

L’indagine venne alla luce a giugno scorso, ma un anno prima fu la presidente del Consiglio a lanciare l’allarme spiegando che, dopo aver costituito un tavolo tecnico per monitorare l’applicazione del decreto flussi per il triennio 2023-2025, palazzo Chigi si accorse che «da alcune regioni, su tutte la Campania» durante il click day si era registrato «un numero di domande di nulla osta al lavoro per extracomunitari totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro, siano essi singoli o imprese».

Verificate circa 40mila domande

L’inchiesta della procura di Napoli, che a giugno scorso ha portato all’emissione di 45 misure cautelari, di cui 11 in carcere e 23 ai domiciliari, ha verificato circa 40mila domande e ha accertato che a capo dell’organizzazione c’erano tre avvocati – ognuno dei quali a capo di un Caf, e vi faceva parte anche un poliziotto. Coinvolti anche esponenti del clan camorristico Fabbrocino, che sfruttavano i loro contatti con gli avvocati per partecipare all’affare o, quando non ci riuscivano, imporre le estorsioni.

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Il sistema messo in piedi prevedeva il pre caricamento delle domande sui sistemi attraverso gli Spid di imprenditori compiacenti, con i migranti che avrebbero pagato fino a 10mila euro per poter presentare la domanda. A scegliere di patteggiare sono stati alcuni agenti della polizia municipale, avvocati, poliziotti e una quindicina di imprenditori.

Altri 19 indagati saranno invece processati con il rito abbreviato mentre in quattro hanno scelto il processo ordinario. Grazie alla decisione di patteggiare, la procura ha anche sequestrato a Sorrento un appartamento, che sarebbe stato acquistato con i proventi illeciti, di cui è risultato proprietario uno degli avvocati coinvolti. «I fatti – commenta il senatore e commissario di FdI Sergio Rastrelli – dimostrano ancora una volta come Giorgia Meloni avesse ragione»

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