Regionali Campania, i deluchiani non mollano la presa: «No a nomi calati da Roma. Partire dai territori»

Oliviero: Continuare nel solco di questa amministrazione

Altro che aree interne e aree metropolitane: il dibattito ospitato nella sede del Consiglio regionale è diventato l’ennesimo pretesto per accapigliarsi sulla vera questione che tiene banco nel centrosinistra campano ormai da mesi. Cioè: chi deve guidare la coalizione alle prossime Regionali? E il nome di Roberto Fico, neanche a dirlo, resta la miccia che fa esplodere il campo largo.

Ufficialmente, l’incontro era stato convocato per fare il punto su dieci anni di esperienza alla guida della Regione Campania. Di fatto, però, si è trasformato in ostentazione di forza dei 23 consiglieri regionali di osservanza deluchiana. Assenti gli esponenti del Pd, il tavolo di discussione era dedicato alle «prospettive della Regione Campania fra aree interne ed area metropolitana di Napoli», ma ben presto il vero tema è diventato la successione a Vincenzo De Luca.

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I moderati contro il nome calato dall’alto

I consiglieri moderati vicini a De Luca non le hanno mandate a dire. Vogliono contare, eccome, e soprattutto vogliono che nessuno cali dall’alto un nome che spacchi la coalizione. «Chiediamo più coinvolgimento – sottolinea Giuseppe Sommese (Azione) – rispetto a un dibattito che vede completamente esclusa l’area moderata, che da 20 anni è determinante in Regione Campania sul piano elettorale, ma anche come rotta valoriale e programmatica. Chiediamo un confronto sui programmi da portare avanti e che il nome possa essere condiviso in larghissima parte». Sommese, però, una porticina la lascia socchiusa: Azione è pronta a dialogare sul nome di Fico, purché «si faccia garante di un programma condiviso con le forze moderate».

Italia Viva, con Tommaso Pellegrino, fa la parte del mediatore zen, ma senza troppa convinzione: «Non pone limiti e pregiudizi», garantisce riferendosi al partito di Matteo Renzi. Però aggiunge che «bisogna costruire la coalizione più ampia possibile» e «bisogna scegliere un nome che rappresenti il percorso e il programma della coalizione, che sappia fare sintesi e raccogliere un ampio consenso». Tradotto: Fico non scalda i cuori.

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A demolire senza giri di parole la candidatura dell’ex presidente della Camera ci pensa Diego Venanzoni (De Luca Presidente): «Le scelte calate dall’alto sono difficili da digerire. Si sceglie il presidente della coalizione espressione di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale, quindi i partiti e le espressioni civiche più forti, quelle che hanno fatto vincere De Luca in Regione e successivamente anche Gaetano Manfredi al Comune di Napoli. Si deve proseguire in questa direzione, per arrivare a un presidente che sia fortemente condiviso e non divisivo. Fico in questo momento è un candidato che divide e non unisce».

Il documento dei 23 e la linea su Roma

Al termine della discussione, i ventitré hanno partorito un documento comune. Le linee principali possono racchiudersi in un no alle discussioni ‘romane’ di vertice sul futuro della Campania e in un sì al confronto continuo partendo dai territori e dall’esperienza dell’attuale amministrazione.

Si ribadisce la necessità di portare a conclusione i programmi avviati con un’ulteriore attenzione alle aree interne e proseguire il confronto con la società civile sui nuovi obiettivi proposti dal mondo produttivo in relazione alle risorse disponibili. E infine – ed è la nota politicamente più rilevante, che sembra ricalcare quanto emerso dalla recente cena che ha visto allo stesso tavolo Giuseppe Conte e Vincenzo De Luca – la volontà di non opporre personalismi né alcuna pregiudiziale personale sulle scelte, per fare posto a una discussione libera sui programmi da completare e da riformulare.

«Il futuro della Campania non può essere deciso in solitudine, né affidato a logiche di vertice. Bisogna partire – ha detto il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero, promotore dell’iniziativa – dai dieci anni di attività che abbiamo svolto, senza che ci sia una preclusione sui nomi e con la partecipazione di tutti gli attori nella scelta del futuro presidente».

Il M5s difende Fico, Ciarambino fa da paciere

Ovviamente la difesa di Fico arriva, a stretto giro di posta, dal M5s. Michele Cammarano, capogruppo in Regione, taglia corto: «Non credo che sia un nome divisivo – rimarca il capogruppo Michele Cammarano – è una persona che per anni è stato presidente della Camera e si è dimostrata una persona accorta, elastica ed empatica. Oltre a Fico il Movimento può mettere in campo altri nomi importanti, come Sergio Costa, Mariolina Castellone e Federico Cafiero De Raho».

C’è spazio anche per dare i voti a De Luca. Alla domanda dei cronisti, Cammarano risponde: «Anche un 6,5 va bene – dice – senza dimenticare che in questi anni lo abbiamo criticato soprattutto sulla sanità, trasporti e sulla gestione delle aree interne».

E poi c’è Valeria Ciarambino, ex M5s ora nel Gruppo Misto, che prova a far da paciere: «Sarebbe un delitto immaginare buttare tutto a mare per una crociata contro qualcuno. Si era partiti dai veti e dalle crociate contro De Luca e sugli altri nomi emersi – aggiunge – sgombriamo il campo dai veti e iniziamo a parlare di quello che si vuole fare per la Campania, coinvolgendo tutti in una discussione ampia per trovare il miglior candidato possibile». Insomma, per ora più che un candidato, il centrosinistra ha solo un bel problema.

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