Vincenzo De Luca e il «Faro»: fondi pubblici al servizio della sua autocelebrazione

Presentato come cantierizzato, il Comune non lo ha ancora approvato

Per rispetto della legge la comunicazione istituzionale, quella pagata con fondi pubblici da tutti noi, dovrebbe avere il senso di informare il cittadino sulle nuove opportunità e sulla realizzazione di cose fatte. Non è una novità che Vincenzo De Luca, invece, utilizzi i «nostri» soldi per fare della becera propaganda politica tesa soprattutto a celebrare se stesso.

A questa logica non poteva restare fuori quello che è, nelle intenzioni del governatore, l’opera che dovrà rappresentare la sua «opera» in una autocelebrazione degna dei peggiori dittatori.

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E non importa che il «Faro», questo il nome dato alla nuova sede della Regione dallo studio di architettura che ha immaginato il palazzo e che ha già lavorato a Salerno quando De Luca era sindaco, non sia stato ancora approvato dal comune di Napoli a cui spetta decidere se il piano sia coerente o meno con gli indirizzi definiti dal consiglio comunale.

I fondi per la comunicazione istituzionale

L’uso distorto dei fondi per la comunicazione istituzionale è un problema serio che mina la trasparenza e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quando i fondi pubblici destinati alla comunicazione vengono utilizzati per scopi personali o politici, anziché per informare correttamente la popolazione e promuovere iniziative di interesse pubblico, si crea una disconnessione tra le istituzioni e le persone che dovrebbero servire.

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Invece di finanziare progetti che promuovano il benessere collettivo, la cultura e l’informazione trasparente, spesso questi fondi da De Luca vengono utilizzati per alimentare la sua visibilità e per diffondere messaggi di propaganda. De Luca non solo spreca risorse preziose, ma distorce l’immagine delle istituzioni, facendo sembrare che siano più interessate a promuovere sé stesse che a servire il bene comune.

È fondamentale che venga fatta chiarezza su come vengono gestiti questi fondi, con un monitoraggio più attento e una rendicontazione dettagliata. Solo con maggiore trasparenza e responsabilità possiamo sperare di avvicinare i cittadini alle istituzioni e garantire che la comunicazione pubblica svolga il suo ruolo essenziale di informazione imparziale, partecipazione e educazione civica. È il momento di dire basta agli abusi e fare in modo che la comunicazione istituzionale torni al servizio della collettività.

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