M5S-Pd ai ferri corti: il campo largo è in frantumi sulla piazza di Conte

Tensioni sulla manifestazione contro il governo: l’alleanza scricchiola

Luogo e data ci sono quasi, così come la piattaforma. Resta da capire su quanti tra gli alleati potrà contare il leader M5s, Giuseppe Conte, per la piazza convocata a Roma prima di Pasqua per protestare sul caro bollette ma anche sullo scorporo delle spese per la difesa dai vincoli del Patto di stabilità Ue. Se, infatti, sul fronte economico le opposizioni viaggiano quasi unite, più complicato resta quello della politica estera e in particolare della postura sul conflitto russo-ucraino. Ma le due questioni si terranno nell’iniziativa dei pentastellati.

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Lo dice chiaramente Giuseppe Conte: la manifestazione la «faremo con una piattaforma molto semplice: la gente non ce la fa più con le bollette e non può accettare che il governo brindi per avere uno scorporo sulle spese militari». Una piattaforma della quale il presidente M5s ha parlato anche in una riunione tenutasi martedì sera con i gruppi parlamentari per fare il punto sui lavori di Camera e Senato ma anche, appunto, sulla piazza così come sui referendum.

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Il M5s, viene spiegato, sarà schierato sui quesiti sul lavoro mentre non ci sarà un ordine di scuderia sulla cittadinanza visto che il movimento aveva presentato a suo tempo una proposta sullo ius scholae, considerata un «buon punto di caduta» anche dopo le aperture estive di FI. Conte, che ieri in Transatlantico alla Camera ha avuto una breve chiacchierata con Elly Schlein, avrebbe parlato martedì ai suoi anche della piattaforma della piazza contro il governo.

Botta e risposta tra Dem e M5S

Una manifestazione che, comprendendo però anche il fronte della politica estera, complica la partita dell’adesione in casa Dem. Tanto è vero che, dopo un primo immediato segnale della segretaria («La piazza? Lavoriamoci») il partito ora ha preso le distanze. In più, dopo i malumori espressi a mezza bocca nel Pd per l’intervento in Aula del capogruppo M5s Riccardo Ricciardi sul presidente Mattarella, scoppia una nuova polemica, questa volta a livello europeo per le parole della vicepresidente del Pe, la Dem Pina Picierno, sulla «rinnovata sintonia» tra M5s e Lega a partire dai rapporti con Mosca.

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Affermazioni, quelle dell’esponente Pd, alle quali è seguita una dura presa di posizione del gruppo pentastellato a Bruxelles. Ma soprattutto dell’europarlamentare cinquestelle Gaetano Pedullà. Picierno, per Pedullà, è rea di svegliarsi ogni mattina «pensando qualche sciocchezza da dire sul M5s»; è, insomma, «un’infiltrata dei fascisti nella sinistra».

Un’uscita alla quale replicano in tanti nel Pd, a partire dal capo delegazione Dem Nicola Zingaretti e dal presidente del partito Stefano Bonaccini. «In una situazione drammatica per la democrazia in Italia e in Europa – dicono – ci domandiamo come sia possibile arrivare a fare dichiarazioni così avventate e violente contro un’esponente del Pd». Tanto più – evidenzia la Dem Anna Ascani – che «la grammatica del confronto politico impone rispetto, soprattutto fra alleati».

Ma proprio sul fronte delle alleanze Conte puntualizza: «noi siamo molto generosi, testardamente generosi. In tutto il territorio nazionale al 90% appoggiamo candidati di altri partiti, forse al 95%… Forse di sacrifici ne facciamo troppi a volte».

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