La sinistra ci riprova con la patrimoniale: «Non è un tabù»

Tajani netto: «Mai con noi al governo»

La palla l’ha alzata il professore del Sant’Anna Andrea Roventini, tessendo l’elogio di una tassa patrimoniale per i ricchi. Invitato a colpire, il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha messo in rete agilmente: «Continuiamo a pensare che sia urgente farla».

Seduti allo stesso tavolo, c’erano la segretaria Pd Elly Schlein e il presidente M5s Giuseppe Conte. Che ci sono andati cauti: «Sì, ma…». Per la prima «non è un tabù», aggiungendo che però «quella discussione va fatta a un livello almeno Ue». Il secondo non ha mostrato particolare trasporto, ma non ha chiuso: «Va fatta a livello globale o quantomeno europeo». Insomma, la patrimoniale è entrata nella virtuale discussione su un programma di coalizione di centrosinistra.

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Anche se con una potenza di fuoco annacquata dalla prospettiva sovranazionale che, al momento, appare remota. La porta d’ingresso al tema è stata un convegno alla Treccani, a Roma, con anche il premio Nobel Joseph Stiglitz, l’ecomomista indiana Jayati Ghosh e l’ex ministro argentino Martin Guzman.

Il no netto del centrodestra alla patrimoniale

La maggioranza di centrodestra ha già messo in chiaro: «La sinistra pensa sempre alle tasse, io penso invece che bisogna favorire gli investimenti. Finché siamo al governo, non ci sarà alcuna patrimoniale», ha detto il vicepremier e segretario di FI, Antonio Tajani. La ricetta è tutt’altra: «È in campo una riforma epocale – ha spiegato capogruppo di FI in Commissione bilancio alla Camera, Dario Damiani – La riforma fiscale che si sta attuando non incide solo sulla vita delle imprese e dei cittadini, ma contiene anche una parte che riguarda gli enti locali».

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Le divisioni nel centrosinistra sulla proposta

L’ormai storica proposta di Avs prevede una tassa variabile, per un minimo dell’1,7% sui patrimoni che superino i 5,4 milioni di euro, da applicare in Italia. Perché è vero che «dobbiamo lavorare a un’alleanza internazionale, globale, sul terreno della tassazione dei super ricchi – ha spiegato Nicola Fratoianni – Ma c’è anche una questione che riguarda noi in Italia».

Per il deputato di Avs il tema deve diventare campo di battaglia politica del centrosinistra: «La nostra capacità di indicare una radicale alternativa diventa un terreno su cui si gioca la partita – ha spiegato – Senza il coraggio di un’alternativa la partita è persa, non solo sul terreno dell’efficacia della leva fiscale, ma anche della difesa della democrazia».

Il passo di Schlein è più cauto: «Siamo aperti a ragionare e a discutere, lo faremo anche fra noi – ha detto – Io mi rifaccio alla proposta di Lula». In vista del G20, nel luglio 2024, il presidente brasiliano ha proposto un’imposta minima al 2% sui patrimoni miliardari di tutto il mondo. Un intento poi raccolto nella dichiarazione finale del summit, ma in maniera molto generica: «Nel pieno rispetto della sovranità fiscale, cercheremo di impegnarci in modo cooperativo per garantire che gli individui con un patrimonio netto molto elevato siano effettivamente tassati».

Il rischio della tassa patrimoniale è quello di provocare una fuga all’estero dei ricchi. «Non c’è dubbio che occorra un sistema più equo per quanto riguarda la tassazione – ha spiegato Conte – Non possiamo permettere una ricchezza concentrata in mano a pochi e peraltro parassitaria, molto spesso fatta non su un valore aggiunto, ma su una ricchezza finanziaria che viaggia sulle reti. È un problema non solo di equità fiscale, ma di qualità della democrazia. Ma dobbiamo stare attenti, perché si tratta di una ricchezza che in qualsiasi momento può trasferirsi in ambienti, in ordinamenti nazionali più convenienti».

Iv e Azione contrari

Nel centrosinistra la discussione sulla patrimoniale sarà comunque in salita. Il presidente di Iv Matteo Renzi in passato ha detto che «non aiuta la costruzione di una vera alternativa». E anche Azione frena: «Parliamo di bollette e industria 4.0. In questo momento ci concentriamo su questo».

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