Abedini è libero: Nordio ha chiesto la revoca dell’arresto

L’uomo è già tornato in Iran

L’uomo dei droni è libero ed è tornato nel suo Paese. Il Guardasigilli Nordio ha firmato la richiesta di revoca dell’arresto di Mohammed Abedini Najafabadi, l’ingegnere iraniano bloccato a Malpensa lo scorso 16 dicembre: su di lui pendeva il mandato di arresto internazionale degli Stati Uniti, che lo accusano di aver avuto un ruolo chiave in un attentato in Giordania un anno fa, dove persero la vita tre militari americani.

L’intreccio diplomatico tra Usa, Italia e Iran

Con l’atterraggio di Abedini a Teheran, scarcerato dopo 27 giorni di reclusione in Italia, si chiude una vicenda complessa, intrecciatasi con l’arresto della giornalista Cecilia Sala in Iran, che ha visto lavorare sottotraccia il nostro Paese assieme a Usa e Iran.

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La stessa premier Meloni, la quale una settimana fa aveva incontrato a Mar a Lago il presidente eletto Donald Trump, aveva fatto sapere che sul caso c’era un «vaglio tecnico e politico» e se ne discuteva «con gli amici americani». Meloni aveva precisato che avrebbe voluto parlarne anche con Biden, che sarebbe dovuto venire in Italia ma poi è stato trattenuto negli Usa per l’emergenza incendi a Los Angeles.

Abedini fu fermato in Italia tre giorni prima dell’arresto a Teheran della giornalista italiana Cecilia Sala e da allora il loro destino si era inevitabilmente intrecciato dietro il sospetto che la reporter sia stata imprigionata solo per ritorsione alla cattura dell’iraniano. Nonostante la liberazione di Sala, il governo ha sempre escluso che le due vicende fossero collegate.

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Le accuse cadute e la decisione del ministro Nordio

Ma nelle ultime ore la richiesta del Guardasigilli appare come l’ultimo colpo di scena: esercitando la facoltà che gli è riconosciuta dall’articolo 718 del codice di procedura penale, il ministro Nordio ha depositato alla Corte d’Appello di Milano (obbligata ad attenervisi) la revoca della custodia cautelare dell’ingegnere iraniano.

Le motivazioni principali sono due: uno dei reati di cui è accusato Abedini – «l’associazione a delinquere per violare l’Ieepa (la legge sui poteri economici in caso di emergenza internazionale)», non è previsto in Italia: la norma americana fa riferimento alla legge federale statunitense, che conferisce al presidente Usa il potere di identificare qualunque minaccia abbia origine al di fuori degli Stati Uniti.

Inoltre non avrebbero trovato riscontro le altre due ipotesi di reato, secondo cui l’ingegnere con la sua società svizzera di droni avrebbe supportato il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (inserito dagli Usa tra le organizzazioni terroristiche). Insomma, per gli investigatori mancherebbero le prove.

Soddisfazione è stata espressa da Teheran, che ha elogiato «la cooperazione di tutte le parti interessate». Si è trattato di un «malinteso» – secondo l’agenzia ufficiale della magistratura iraniana, Mizan – ma il «problema è stato comunque risolto grazie al seguito dato dal ministero degli Esteri dell’Iran e alle trattative tra l’intelligence della Repubblica islamica e i servizi segreti italiani».

Le ultime ore

Abedini era detenuto in regime di stretta sorveglianza nel carcere di Opera: era in attesa di rendere dichiarazioni spontanee in aula a Milano all’udienza del 15 gennaio sull’istanza per i suoi domiciliari, dove avrebbe ribadito di persona la sua disponibilità al braccialetto elettronico e l’intenzione di non voler fuggire dall’Italia.

Al suo avvocato aveva detto di essere «sollevato» per la liberazione di Cecilia Sala, ma «preoccupato» per le proprie sorti e «sempre più provato» e «distrutto dal punto di vista umano ed emotivo». Poi all’alba di ieri, non appena arrivata la richieste di revoca della misura cautelare firmata da Nordio, si è riunito d’urgenza un collegio della quinta Corte d’Appello per la ratifica.

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