Meno piazze di spaccio, più botti: così il business dei clan cambia a Natale

Le rivelazioni dei pentito Lo Russo: «Ogni commerciante dell’area nord costretto a pagare cento euro per le luminarie»

Che Natale sia uno dei periodi scelti dalla camorra per imporre ai commercianti il pagamento del ‘pizzo’ è ormai un fatto noto. Quello che però colpisce nelle dichiarazioni rilasciate da Salvatore Lo Russo, il padrino di Miano diventato collaboratore di giustizia, è lo stratagemma adottato dal suo clan per riscuotere denaro dai commercianti.

Lo Russo, nelle sue confessioni, ha precisato come le cosche dell’area nord, si limitassero a chiedere le estorsioni ai soli cantieri edili lasciando in pace le attività commerciali più piccole. Unica eccezione a questa regola, però, era rappresentata dalla ‘tassa’ imposta sulle luminarie di Natale che obbligava tutti i commercianti a versare nelle casse del clan un contributo di circa 100 euro. Le illuminazioni però non erano l’unico espediente adottato dai Lo Russo per monetizzare le feste natalizie.

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Il monopolio dei fuochi d’artificio

Il boss pentito ha riferito che la sua organizzazione aveva anche il monopolio dei fuochi d’artificio venduti sul territorio controllato dal clan. Le bancarelle di ‘botti’ illegali erano rifornite ‘a sistema’ ossia il clan era l’unico fornitore di merce pirotecnica nella zona di Miano e chiunque avesse voluto vendere nell’area era costretto a rivolgersi agli uomini dei Lo Russo.

Quanto dichiarato da Salvatore Lo Russo, confermerebbe quindi quanto già detto da altri collaboratori di giustizia sulla vendita dei fuochi fuori legge, definito un «business che consente guadagni tali che alcuni clan durante le feste preferiscono chiudere le piazze di spaccio per dedicarsi alla preparazione dei botti». Il boss non ha fornito indicazioni sul volume di affari di quest’attività, anche se è immaginabile che renda migliaia di euro in pochissimi giorni.

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