Omicidio Cecchettin, Filippo Turetta diserta l’inizio del processo

Gli avvocati hanno rinunciato all’udienza preliminare per accorciare i tempi

È l’ora della giustizia per Giulia Cecchettin, a meno di un anno dal delitto consumatosi in un parcheggio di Fossò l’11 novembre dello scorso anno, con la fuga e l’abbandono del cadavere in Friuli e infine la cattura in Germania del suo omicida. Oggi inizierà davanti alla Corte d’Assise di Venezia il processo a Filippo Turetta, il suo ex ragazzo, che con ogni probabilità però non sarà in aula.

Una scelta coerente con la linea difensiva del suo legale, Giovanni Caruso, dai primi interrogatori fino alla decisione di rinunciare al passaggio in udienza preliminare optando per il giudizio immediato: nessuna ricerca di spettacolarizzazione della vicenda, che è diventata agli occhi della società e della politica come un caso emblematico della violenza di genere, che ha scosso e mobilitato le coscienze ma ha anche avuto cadute di stile e di comunicazione.

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C’è, a detta del difensore, «un percorso di maturazione personale del gravissimo delitto commesso», e la «volontà che la giustizia faccia il proprio corso nei tempi più rapidi possibili e nell’interesse di tutti» alla base della strategia processuale.

La strategia processuale di accusa e difesa

La difesa, gli avvocati Caruso e Monica Cornaviera, non chiederà nemmeno la perizia psichiatrica, a meno di intenzioni diverse che emergano dal processo, evitando anche eventuali discussioni sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato. Turetta, che ha confessato il delitto dopo l’arresto, deve rispondere di omicidio volontario, aggravato da premeditazione, crudeltà, efferatezza e stalking, oltre che di occultamento di cadavere, reati per cui rischia l’ergastolo.

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Un solo teste sarà chiamato a deporre per Turetta, il medico legale Monica Cucci, mentre una trentina sono quelli del pm Andrea Petroni, la metà carabinieri che hanno condotto le indagini, il padre di Giulia, Gino, la sorella Elena e le amiche, poi i consulenti medico legali e l’uomo che aveva chiamato il 112 segnalando la lite e la prima aggressione in ordine cronologico nel parcheggio vicino alla casa dei Cecchettin, a Vigonovo. La parte civile per la famiglia Cecchettin non ha depositato liste di testimoni. I comuni di Fossò e di Vigonovo, il paese dove abita la famiglia Cecchettin, hanno dato incarico a legali per una costituzione in giudizio, che verrà valutata dal collegio.

Il processo

Di basso profilo è anche la scelta del luogo del processo, l’aula della nuova Cittadella di Giustizia in piazzale Roma. Inagibile la storica aula di Rialto, non si è optato per la più grande aula bunker di Mestre, teatro dei grandi processi veneziani. Il presidente del collegio, Stefano Manduzio, ha ritenuto sufficienti i 18 posti per le parti processuali più le 40 suddivise in egual misura tra pubblico e giornalisti, con le riprese video affidate alla sola Rai.

È comunque prevedibile che al di fuori del palazzo vi sia una folta partecipazione di pubblico, interessato alla vicenda processuale. Ed è ipotizzabile che il «cuore» del giudizio sia la premeditazione del delitto da parte di Turetta, basato sulla sua «ossessiva pretesa» di laurearsi insieme a Giulia, al non rassegnarsi sulla fine della relazione.

Nei suoi interrogatori, aveva ammesso di aver portato in macchina la notte del delitto due zainetti, uno con alcuni regali, l’altro con un kit per il delitto. Verrà ripercorsa la vicenda tragica con la fuga di otto giorni di Filippo, conclusasi in Germania, che tenne col fiato sospeso l’Italia, suscitando poi un moto di partecipazione al dolore dei Cecchettin, e di rabbia per i femminicidi, che non sono diminuiti.

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