Minacce e cortei armati per l’incontro dei nonni paterni con la bimba contesa: 9 arresti | Video

Percosse alla madre anche per piccoli ritardi

Cortei armati per scortare i nonni paterni durante gli incontri con la nipotina e minacce e percosse alla madre anche per piccoli ritardi: hanno documentato anche questo, i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco (Napoli), durante le indagini su quanto è accaduto nella periferia di Napoli tra una ragazza nata in una famiglia perbene e un rampollo del clan De Martino (famiglia malavitosa dell’area orientale di Napoli e, in particolare, del quartiere Ponticelli) dopo la nascita di una bimba che ora ha tre anni.

Coordinati dalla Dda i militari hanno eseguito nove arresti emessi dal gip Marco Giordano su richiesta della DDA di Napoli e tra i destinatari dei provvedimenti cautelari figurano il padre della piccola (già in carcere) i nonni paterni, tutti elementi di vertice del clan del quartiere Ponticelli di Napoli.

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I reati contestati sono, a vario titolo, atti persecutori, lesioni personali e di detenzione e porto in luogo pubblico di armi, delitti aggravati dal metodo mafioso. Gli accertamenti dei carabinieri di Cercola hanno consentito di scoprire che la famiglia De Martino ha fatto ricorso a pressioni e imposizioni divenute sempre più intimidatorie e prevaricatrici per garantirsi l’affidamento della bambina, in totale assenza di alcuna regolamentazione giudiziaria.

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Documentati veri e propri cortei armati degli affiliati al clan per scortare i nonni paterni in occasione dei quotidiani prelievi e delle riconsegne della bambina. Gli arrestati chiusi nelle carceri di Napoli-Secondigliano e di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Condannata a vivere da sola e nel terrore

«Niente per me, niente per nessuno», «ti stai frequentando con un altro?», «se ti messi con un altro, uccido a te e a lui». Malgrado la fine della loro relazione era stata condannata a vivere da sola e nel terrore, la madre della bimba di tre anni nata dalla relazione con il rampollo della famiglia camorristica De Martino, clan altrimenti noto con la sigla «XX». Quella sentenza le era inflitta perché, così le era stato detto, il padre doveva essere l’unico uomo che la piccola avrebbe dovuto vedere in casa.

Lei, proveniente da una famiglia perbene, vittima di un amore malato finito dopo avere scoperto che il compagno aveva un’altra (indagata in quanto ritenuta tra coloro che l’hanno picchiata), era tenuta sotto controllo dal compagno (in carcere) e poi anche dai genitori di quest’ultimo, che sottoponevano lei e la sua famiglia a continue pressioni e angherie. A denunciare tutto è stata la nonna materna, lo scorso aprile: ha preso il coraggio a due mani e ha chiamato i carabinieri di Cercola che subito hanno avviato le indagini.

La guerra di camorra alle porte nel quartiere ha indotto la famiglia della madre della piccola a temere per la sua vita: poteva diventare un obiettivo sensibile per i rivali dei De Martino, anche quando i nonni, scortati da affiliati armati, se la venivano a prendere: «Siamo una famiglia perbene» ma «non tutte le ciambelle nascono con il buco… è una ragazza… ha avuto una relazione con il figlio di De Martino». E ancora: «Questi venivano a prendere la bambina ed avevano la pistola sotto la maglia… quattro motociclette, due motorini tra cui (e pronuncia il soprannome del nonno paterno della bimba)».

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