Scacco al clan D’Alessandro: presi i mandanti dell’omicidio di Gino Tommasino

Risolti quattro omicidi. Tra gli indagati figura anche il boss Vincenzo D’Alessandro

Risolti quattro cold case quindici anni dopo gli eventi. I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia partenopea. Le operazioni hanno riguardato sei persone, presunte appartenenti al clan D’Alessandro, accusate di essere coinvolte in quattro agguati di camorra.

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Tra gli arrestati ci sono anche i presunti mandanti dell’omicidio di Gino Tommasino, allora consigliere comunale del Partito Democratico. Il politico stabiese fu assassinato nella sua auto il 3 febbraio del 2009, un delitto che sconvolse la comunità di Castellammare di Stabia. L’omicidio fu commesso in pieno giorno nel centro della città, suscitando un forte impatto sull’opinione pubblica.

Le indagini, che portarono rapidamente alla scoperta dei componenti del gruppo di fuoco, hanno visto condanne già definitive per i collaboratori di giustizia Salvatore Belviso, Renato Cavaliere e Raffaele Polito, nonché per Catello Romano, che all’epoca dei fatti aveva solo 18 anni. Renato Cavaliere fu identificato come il capo del gruppo di fuoco, affiancato da Belviso, Polito e Romano.

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Il percorso di Catello Romano

Nel corso degli anni, Catello Romano ha intrapreso un percorso di recupero. Detenuto nel carcere di Catanzaro, lo scorso anno ha conseguito una laurea con 110 e lode e menzione accademica in Sociologia, discutendo una tesi dal titolo «Fascinazione criminale», in cui ha raccontato il suo percorso criminale. La sua storia di redenzione lo ha portato ad avvicinarsi prima al buddhismo e poi alla religione islamica.

Secondo la Procura, i mandanti dell’omicidio Tommasino sarebbero Vincenzo D’Alessandro e Sergio Mosca, quest’ultimo già detenuto al regime del 41bis. Tra gli arrestati figurano anche Paolo Carlei, Michele Massa e Antonio Lucchese, ritenuti coinvolti in una serie di omicidi e tentati omicidi, tra cui il duplice agguato del 2008 ai danni di Carmine D’Antuono e Federico Donnarumma. Quest’ultimo fu colpito casualmente, poiché il vero obiettivo dei killer era Carmine D’Antuono. Vincenzo D’Alessandro, uno dei principali indagati, era a piede libero da tempo e residente lontano da Castellammare di Stabia.

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