«Vuoi morire pure di vecchiaia? Nuje amma murì con una botta in testa»

Le intercettazioni che hanno inchiodato i baby boss dei Quartieri Spagnoli legati ai Faiano

Le indagini che hanno portato alla cattura dei tre giovanissimi ras dei Quartieri Spagnoli fanno emergere una realtà inquietante. Era il 26 novembre del 2022 quando la Squadra Mobile, a seguito di una perquisizione effettuata presso l’abitazione di Dylan Di Biasi, che diede esito negativo, sequestrò nei pressi dell’abitazione una micidiale penna pistola, una «pen gun» artigianale con colpo in canna ed un fucile moschetto privo di munizioni. Dopo quel sequestro ci fu una serie di intercettazioni.

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«Ieri qua giù hanno trovato un fucile una pistola a penna». «Un fucile? L’hai messo tu». In quel modo, la conversazione consentì di attribuire la paternità delle armi. Il 27 novembre 2022 i carabinieri bloccarono un 18enne e un 17enne mentre percorrevano i vicoli dei Quartieri Spagnoli armati di un mitra, forse alla ricerca di un obbiettivo. Anche dopo quel raid ci furono delle intercettazioni ambientali e una delle conversazioni fece emergere che i giovani erano consapevoli di potersi scontrare con gruppi rivali, quindi espressero la volontà di armarsi ulteriormente per difendere il proprio «territorio».

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Uno si mostrava preoccupato: «Ci si mettono le guardie che ci vogliono alzare in aria, quelli là che ci vogliono uccidere». L’interlocutore non sembra preoccupato di poter morire o delle conseguenze relative all’utilizzo delle armi: «Ce li portiamo, deve morire mi madre». In un’altra conversazione vengono programmate le strategie difensive: «Ci dobbiamo comprare qualche pistola! Non le teniamo mai! Stiamo sempre senza pistole!» Un altro appare preoccupato: «Questi qui sono pericolosi!… fanno le vittime anche alle tre del giorno».

In un’altra conversazione si preoccupano di indagare sull’evento e commentano il pericolo scampato e uno sottolinea di come fossero certamente loro l’obiettivo dei sicari fermati dai carabinieri: «Mi deve morire mia madre, ci uccidevano tutti e quattro o cinque… mi deve morire mia madre, noi volevano! Perché sono venuti qua sopra».

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Il lageme con il clan Faiano

Poi aggiunge un aspetto fondamentale circa il loro legame al clan Faiano o comunque l’appartenenza al gruppo di giovani che si cela dietro al nome della famiglia Di Biasi che sebbene in un momento di stallo criminale, gode ancora di un certo peso: «Il cognome… il Faianiello per farti capire pure il cognome si tocca, quello hanno voluto far capire». Dalle numerose conversazioni è emersa chiaramente anche la volontà dei giovani di mostrare la loro forza e di marcare la loro presenza sul territorio: «Devo andare a prendere a chi porta spia! …lo devo far fare testa e muro». Poi aggiunge: «Devo scendere con questa».

In quel modo sottolineano la loro disponibilità di armi ed il fatto che le hanno sempre a disposizione. Poi, nel gennaio successivo, c’è una conversazione che gli inquirenti definiscono «paradossale». Due dei ragazzi parlano in maniera sprezzante della possibilità che possano essere uccisi e del fatto che la loro appartenenza alla famiglia dei Faiano scatenerebbe una guerra di camorra nel caso in cui venissero assassinati.

Uno chiede: «Vuoi morire pure di vecchiaia? Noi amma murì con una botta in testa» e l’altro ribatte ribatte: «Poi si vede come moriamo, io la morte mia non l’accetto». E ancora: «Chi te la chiava la botta in testa a te?… io tengo a te nessuno me la chiava se non te la possono chiavare a te non me la possono chiavare manco a me …è una cosa scientifica… dopo hanno tutti i Faiano addosso».

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