Superficialità, ignoranza e collusione dell’Autonomia Differenziata

La polemica tra Schifani e Fontana conferma il dubbio sulla reale conoscenza della legge

Sin dall’inizio di questa vicenda, le manipolazioni per non fare capire l’esatta portata di questa legge sciagurata, che rischia di marginalizzare definitivamente e senza speranza ogni territorio fragile del Paese, hanno intossicato il dibattito e manipolato la buona fede della quasi totalità degli italiani, convinti che i LEP (Livelli Essenziali di Prestazione) e i costi standard sarebbero stati davvero realizzati su scala nazionale a garanzia di tutti i cittadini.

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Una bugia che ha portato lo stesso Schifani a polemizzare sulla questione, sottolineando con rude cipiglio che «se non ci saranno adeguate garanzie per i LEP in tutti i campi principali dei diritti, a partire dalla Sanità, non ci sarà il suo assenso finale» e che «su questo saremo molto rigorosi e vigili».

Un atteggiamento sicuramente apprezzato da tutti gli oppositori dell’Autonomia Differenziata, ma che purtroppo è del tutto sterile perché quello che pretende Schifani, in base alla legge che lui stesso ha approvato in sede di Conferenza Unificata, probabilmente senza avere approfondito la vera posta in gioco, già oggi prevede l’esatto contrario e, cioè, la totale disparità dei LEP, da Regione a Regione, perché non c’è e, soprattutto, non c’è mai stata, all’interno della legge Calderoli, alcuna possibilità di garantire i LEP a tutti i cittadini italiani.

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Quella di Calderoli è una legge truffa, che ha come obiettivo unicamente l’egoistica trattenuta, a favore delle regioni ricche, delle risorse erariali pagate dai cittadini che, fino ad oggi, sono state devolute a Roma e poi parzialmente redistribuite a tutte le regioni.

Schifani, nella sua polemica, ignora che sarà proprio dopo la fissazione dei LEP, da parte della cosiddetta Cabina di regia, e dopo l’emanazione dei decreti, da parte del Consiglio dei ministri, che inizierà l’operazione di prosciugamento delle risorse statali, attraverso il lavoro delle Commissioni paritetiche regionali, le quali prenderanno il posto della Cabina di regia. Tali commissioni, nelle regioni ricche, decideranno sia i nuovi LEP sia soprattutto i nuovi costi standard, in modo da appropriarsi delle risorse erariali dei rispettivi territori regionali e, conseguentemente, condannare le regioni e i territori fragili, che non sono solo al Sud, alla definitiva marginalizzazione economica e sociale.

Non avere capito questo meccanismo ed avere dato imprudentemente il proprio assenso ad una norma che spaccherà il Paese e che provocherà la fine dell’Unità nazionale, evidenzia la leggerezza e la superficialità di una classe politica che non ha né il senso dello Stato, né la capacità di tutelare i propri territori.

La responsabilità in tal senso della classe politica nazionale e soprattutto meridionale è enorme, perché pochi hanno letto questa legge e, tra chi l’ha letta, molti non l’hanno capita e i pochi che conoscono la vera posta in gioco sono, per lo più, complici consapevoli di una manovra contro il Paese e contro tutti gli italiani, non solo quelli delle regioni fragili, ma anche quelli del Nord, che pagheranno inevitabilmente anch’essi la destrutturazione dell’Unità nazionale.

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E tutto questo solo per soddisfare l’egoismo infinito e deleterio della classe dirigente di un partito, la Lega, che ha sempre operato contro lo Stato unitario e che oggi gode anche della complicità incomprensibile e contraddittoria di F.d.I., partito promotore di un concetto di patriottismo che è l’esatto contrario di ciò che determinerà, se non sarà fermata, l’attuazione dell’Autonomia Differenziata.

Nicola Bono
già sottosegretario per i beni
e le attività culturali

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