Migranti, l’Ue: multe a chi non li accetta. La proposta non entusiasma: serve di più

Per i Paesi del Med5 non risolve il problema

L’Ue continua a litigare sulla distribuzione dei migranti, anche se non manca l’ottimismo sulla possibilità di raggiungere un primo accordo già sotto la presidenza svedese. Dopo che la Polonia venerdì ha rotto le righe, andando a testa bassa contro il meccanismo allo studio sui trasferimenti obbligatori, anche Ungheria e altri Paesi dell’Europa centro-orientale sembrano schierati con Varsavia. L’Italia e il fronte degli altri Paesi del Mediterraneo continua intanto a chiedere che si cerchi un miglior equilibrio tra responsabilità e solidarietà.

La proposta messa sul tavolo dalla presidenza di turno dell’Ue, al momento, prevede quote obbligatorie per i ricollocamenti. Quote che, se non rispettati, obbligherebbero il Paese restio all’accoglienza a pagare una somma per ogni migrante al quale non viene data luce verde per l’ingresso. Le distanze tra i 27 restano ma secondo fonti europee un accordo di massima alla riunione degli ambasciatori di mercoledì è ancora possibile.

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Il contesto è quello del Patto per la Migrazione e l’asilo, che secondo la presidenza svedese del Consiglio e la Commissione europea potrebbe appunto prevedere una solidarietà obbligatoria sull’accoglienza dei migranti, lasciando ai Paesi la scelta tra il ricevere chi va ricollocato o pagare.

Il no della Polonia

Il ministro degli Affari interni polacco Mariusz Kaminski per primo ha bocciato venerdì quello che ha definito come un «trasferimento forzato», andando anche contro la «grossolana sproporzione» prevista a livello economico. L’esecutivo europeo, è stato il suo ragionamento, dopo aver riconosciuto a Varsavia 200 euro per ciascun rifugiato ucraino accolto, vorrebbe ora riconoscere 22mila euro per migrante per quanti non aderiranno al meccanismo sui ricollocamenti.

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Il meccanisco

L’idea allo studio, da quanto è filtrato venerdì, sarebbe di introdurre un meccanismo per quote: una formula, calcolata sulla base di dati oggettivi e condivisi tra Stati, con cui verrebbe definita «la capacità adeguata» di un Paese di ospitare migranti. A questo si affiancherebbe quindi un tetto annuale, riferito innanzitutto ai Paesi di primo approdo. E superato il quale scatterebbero ricollocamenti o addebiti.

In realtà, l’importo dei 22mila euro che ogni capitale pagherebbe per ogni migrante è più che altro un’ipotesi di lavoro. Con un obiettivo di massima: trovare una cifra che non sia così bassa da fare da incentivo per la non solidarietà ma neppure così alta da incontrare il ‘niet’ di Paesi dell’Est o destinatari dei cosiddetti movimenti secondari.

Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna

L’Italia e gli altri Paesi Med5 (Cipro, Grecia, Malta e Spagna) nella riunione degli ambasciatori dei 27 sul Patto per la Migrazione hanno espresso, spiegano fonti diplomatiche, «apprezzamento per gli sforzi della presidenza Ue per alcune proposte che vanno nella giusta direzione ma che richiedono ancora ulteriore lavoro per raggiungere soluzioni che siano effettive e sostenibili».

I rappresentanti permanenti, prima di mercoledì, ne discuteranno ancora lunedì. Poi la palla passerà al Consiglio Affari interni in calendario per l’8 giugno. «Ci sono punti che vanno ancora discussi ma c’è una chiara volontà di arrivare al compromesso tra gli Stati membri e di continuare la discussione sui due testi legislativi», è la linea della presidenza svedese.

Sul fronte migrazione, intanto, è emerso da un audit del garante europeo per la protezione dei dati che presto sarà avviata un’indagine sui presunti trasferimenti illegali di dati da Frontex all’agenzia di polizia Europol. Uno sviluppo in più dei «seri dubbi» emersi sull’operato dei funzionari dell’agenzia di frontiera.

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