Rebus Mef e presidenza Camere per il nuovo governo di Centrodestra

Giorgia Meloni: «Coinvolgeremo le persone più adatte»

Si gioca di tattica nel centrodestra a 24 ore dal voto per le presidenze delle camere e in vista della composizione della squadra di governo: la tensione sale e divide gli alleati. La presidenza di Palazzo Madama, voluta fortemente da Fdi, che mette in campo Ignazio la Russa, è reclamata anche dalla Lega che rilancia con Roberto Calderoli. Sullo sfondo la partita per il ministero dell’Economia.

Giorgia Meloni ha sempe puntato su un tecnico di rango come Fabio Panetta, che al momento non sembra cedere al pressing della politica aspirando, a quanto pare, più ad una soluzione che lo porti ai vertici di Bankitalia. In questo quadro di incertezza, la leader focalizza la sua attenzione anche sui politici con una robusta esperenza tecnica.

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Un dato che porta, in queste ore, anche sul nome di Giancarlo Giorgetti: un leghista che potrebbe conciliare la necessità di un governo fortemente politico ma anche con uomini di caratura tecnica nei ministeri strategici. Ma un nome che sembra anche cozzare con la strategia del leader del partito di via Bellerio che, ovviamente, non avrebbe nulla in contrario su una soluzione di questo tipo qualora non scardinasse il progetto complessivo della Lega per quanto riguarda il numero e la consistenza complessiva dei ministeri da assegnare al suo partito.

E’ chiaro, si rileva in ambienti parlamentari della maggioranza, che una soluzione Giorgetti cambierebbe, e anche di molto, le prospettive sulla richiesta dei dicasteri che ha in mente Matteo Salvini. E ciò rischia di diventare un problema serio per tutta la coalizione. Gli animi si riscaldano in un vortice di rivendicazioni, puntigli e provocazioni. E soprattutto Lega e Forza Italia alzano la posta e rilanciano su quasi tutto. Matteo Salvini corre a Villa Grande da Silvio Berlusconi: un confronto a quattr’occhi per mettere paletti e definire probabilmente una strategia comune sui temi clou. Manca Giorgia Meloni, segno che il vertice a tre annunciato a giorni, è in standby.

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Giovedì le prime votazioni per Camera e Senato

In serata la leader di FdI interviene e sembra imporre la linea sulla squadra: «Coinvolgeremo le persone più adatte – rimarca – Nessuno si illuda che cambieremo idee e obiettivi rispetto a quelli per cui siamo stati votati». Alla vigilia del primo test per il centrodestra uscito vincente dalle urne, il rebus delle presidenze delle Camere è ancora sul tavolo. Giovedì partono le prime votazioni per scegliere i successori di Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Lo schema di dividere le due poltrone tra FdI (con la Russa) e la Lega (con Riccardo Molinari) non convince i leghisti e si soprappone,appunto, all’ipotesi di Giorgetti all’Economia.

In seconda battuta dopo la ‘preferenza’ per tecnici di livello come Fabio Panetta, confidando forse anche nel sostegno del Quirinale, anche se fonti parlamentari smentiscono contatti tra il membro del comitato della Bce e il Colle. «Sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio occuparsi con un ruolo rilevante anche di Economia e Finanze», si spiega in una nota della Lega dove però si elencano i ministeri già coperti in passato dal partito di Salvini, come Interno, Infrastrutture, Sviluppo economico, Agricoltura, Transizione Ecologica, Turismo, Disabilità e Autonomie. Un modo anche per avvertire la leader di Fdi, si ragiona sempre in ambienti parlamentari della maggioranza, che la squadra del partito di Via Bellerio non deve in nessun caso essere sottodimensionata rispetto alle aspettative.

Licia Ronzulli e Antonio Tajani

Preoccupato per il livello di scontro è anche il Cavaliere che però non cede sulla difesa dei ‘suoi’. In primis, la fedelissima Licia Ronzulli per cui continua a proporre un incarico. La senatrice è arrivata a Montecitorio, a colloquio probabilmente con Antonio Tajani, accreditato per la Farnesina ma indicato anche per altre opzioni, una delle quali il Mise. In un quadro di «tutti contro tutti, come qualcuno nel centrodestra ha definito la situazione. La Lega alza dunque la posta anche per il Senato con il nome di Calderoli. Il leghista svicola dicendo: sono pronto a fare tutto», sulle presidenze il cantiere è aperto e che «la scelta sarà affidata ai nostri leader».

FI si sottrae alla competizione, non avendo preclusioni per nessuno dei due e proprio Berlusconi, nonostante l’irritazione, tenta una mossa da padre nobile della coalizione chiedendo a tutti, ufficiosamente, di rasserenare gli animi e trovare un’intesa. La posta in gioco è troppo alta per far saltare il banco, è il ragionamento.

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