Per lo sviluppo è necessario togliere il controllo della politica economica ai lupi travestiti da agnelli

La soluzione dei problemi economici non può venire da un gigantesco apparato burocratico lontano dai bisogni delle popolazioni

Un recente sondaggio commissionato da Euronews alla società Redfield & Wilton Strategies ha messo in evidenza la disaffezione dei cittadini europei nei confronti dell’Unione ed il loro desiderio di affidare agli Stati il proprio destino economico. Sicuramente ciò non fa piacere ai piani alti di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte sedi dei principali centri di potere europei dalla Commissione al Parlamento, alla BCE. Ma tant’è.

Con buona pace di coloro che rimangono suggestionati dalla martellante propaganda europeista, quotidianamente dispensata dai maggiori canali d’informazione, la soluzione dei problemi economici non può venire da un gigantesco apparato burocratico lontano dal sentire e dai bisogni delle popolazioni degli Stati nazionali, che hanno perso ampie quote di sovranità ed hanno sostanzialmente le mani legate per potere intervenire tempestivamente e con efficacia a tutela dei propri cittadini ogni qual volta la situazione lo richieda.

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Addirittura, in maniera esplicita e senza giri di parole, l’intera politica monetaria è stata affidata dai Trattati alla BCE, che quindi non è un semplice organismo tecnico di supporto agli Stati dell’Unione europea, ma è la centrale che elabora scelte politiche che invece dovrebbero competere esclusivamente ad organismi politici che, in regime democratico, si vuole che debbano essere espressione della sovrana volontà popolare.

Si potrebbe osservare che la competenza “politica” è limitata solo alla moneta, all’euro, ma non dovrebbe essere difficile, anche per le menti meno smaliziate, capire che chi ha il potere di emettere moneta a sua discrezione ha anche quello di condizionare qualsiasi scelta economica.

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La Banca Centrale società per azioni

Si aggiunga che la Banca Centrale è una sorta di società per azioni costituita da un gruppo di banche private; è indipendente e non può essere in nessun modo disturbata nel suo lavoro attraverso interventi o pressioni da parte di chiunque, pubblico o privato; e inoltre le è espressamente vietato di “aiutare” (prestando denaro) i governi nazionali o qualsiasi organismo democraticamente eletto.

Si deve prendere atto che i Paesi che si sono assoggettati ad un simile meccanismo decisorio hanno rinunciato alla sovranità monetaria e sostanzialmente a quella economica. E ciò è avvenuto comprimendo le prerogative dei parlamenti e, in ultima analisi, la tanto decantata sovranità popolare.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e l’esperienza dimostra che la sofferenza dei popoli europei è progressivamente aumentata con l’aumentare dei “vincoli esterni” posti a guardia di una gestione ragionieristica dei bilanci nazionali e l’imposizione di un assurdo regime di interminabile austerità. Entrati in una sorta di galleria, ancora non si riesce a intravedere quella «luce in fondo al tunnel» che qualcuno diceva già di vedere un decennio addietro.

Oggi la crisi pandemica ha contribuito ad aggravare una situazione già divenuta sempre più insopportabile dall’inizio del secolo. Non deve stupire quindi che il 60% dei 31 mila cittadini intervistati in dodici nazioni, tra cui l’Italia, si sia pronunciato a favore di un maggiore potere di intervento degli Stati nella politica finanziaria.

La «potenza di fuoco» messa in atto dall’Unione europea per farci uscire dalla crisi non convince gli europei e persino in Olanda, che fin qui ha voluto mostrarsi come paese “virtuoso” bacchettando l’Italia un giorno sì e l’altro pure, il 76% dei suoi cittadini si ritiene insoddisfatto delle politiche economiche europee fino a ritenere che debba essere restituito agli Stati il potere di regolamentazione economico-finanziaria.

Gli sconti agli Stati “virtuosi”

Evidentemente gli olandesi non ritengono di avere tratto grandi benefici neppure dal fatto che il loro paese abbia goduto di circa due miliardi di sconto annuo sul bilancio settennale europeo, uno sconto che, purtroppo, dovrà essere recuperato anche con i soldi dei contribuenti italiani.

Tutto questo la dice lunga sul “successo” ottenuto dal precedente Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante le trattative per il Recovery Fund: l’Italia, pur di ottenere dei prestiti capestro, ha dovuto accettare che gli stati “virtuosi”, Germania, Danimarca, Olanda, Austria e Svezia, in piena emergenza pandemica, godessero di una riduzione annua dei loro versamenti pari a 7,603 miliardi di euro, di cui 3,671 solo per ottenere il parere favorevole della Germania.

L’Italia è anche il terzo contributore del bilancio europeo e, più di altri, dovrà sopportare il carico della contribuzione finalizzata al recupero dei regali fatti ai “virtuosi”, cui dovrà aggiungere le maggiori somme dovute per rateizzare quelle che le verranno erogate come “contributi a fondo perduto” per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Se questa è la democrazia in salsa europea, è fin troppo normale che milioni di cittadini non si sentano ben rappresentati, seppure non del tutto consapevoli dei perversi meccanismi di cui però subiscono gli effetti.

Il garante delle oligarchie europee

Naturalmente, il sondaggio di cui si è parlato è passato quasi inosservato dalle nostre parti dove potrebbe provocare qualche turbamento e dove tutti sembrano impegnati nell’incensare Mario Draghi il Messia, il garante delle oligarchie europee, nonché futuro Presidente della Repubblica e (perché no?) possibile regnante dell’italica nazione che verrà.

Con piglio sicuro, ci sta regalando altri “successi europei” che ci verranno dalla transizione ambientale, cui tiene tanto e che è diventato anche l’obiettivo primario della sua amata BCE la quale, in uno studio recente, ci ammonisce che bisognerà dare la priorità assoluta alla prevenzione dei rischi climatici provocati dall’inquinamento e, in particolare, dalle emissioni eccessive di ossido di carbonio.

Fantastico! proprio da chi ha contribuito a finanziare le più colossali rapine a danno dell’ambiente, fin qui inquinato e depredato a volontà, ci viene il monito di diventare “verdi” per salvare l’economia (sic!).

Tranquilli, c’è necessità di rivitalizzare il mercato borsistico dei “diritti d’inquinamento” legati alle quote di emissione di gas serra autorizzate in ambito europeo e internazionale. Anche in questo caso il mercato, che ci farà pagare ancora di più i carburanti e le bollette di luce e gas per amore dell’aria pulita, si conferma come il motore del mondo e toccherà sempre ai cittadini ignari sostenere i maggiori costi della speculazione finanziaria.  Così i lupi, che perdono il pelo ma non il vizio, ancora una volta si sono travestiti da agnelli.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

Federproprietà Napoli

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