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Berlusconi lancia l’idea del Partito unico del centrodestra, ma Lega e FdI lo gelano: «No a giochini politici»

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FdI: «Partito Unico non avrebbe senso né per noi né per gli elettori»

Federazione? No, meglio il partito unico. Nella gara alla ricostruzione del centrodestra in attesa del grande appuntamento elettorale delle politiche (forse nel 2023), Silvio Berlusconi ha deciso di giocare il suo jolly. Un «partito del centrodestra italiano, un partito unico che unisca le varie sigle del centrodestra sul modello del partito laburista inglese o dei Repubblicani francesi».

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Quindi non la semplice federazione, che da giorni sta cercando disperatamente Matteo Salvini di mettere assieme, ma piuttosto un nuovo Popolo della Libertà in cui trovino posto tutte le anime che al momento compongono il centrodestra italiano. Una proposta che Silvio Berlusconi non ha fatto come nel 2007 dal predellino della sua auto in piazza San Babila, ma nel corso della riunione del gruppo di Forza Italia al Parlamento europeo alla quale, appunto, ha partecipato.

Un’iniziativa che spariglia quanto finora detto e fatto nel centrodestra e che, a detta di molti, punta più a riportare Forza Italia al centro della scena politica piuttosto che a lanciare un’iniziativa concreta di riorganizzazione. Peraltro, proprio il precedente del Pdl dovrebbe consigliare a Berlusconi maggiore prudenza, ma soprattutto insegnare che una simile operazione è destinata a ripetersi in un fallimento. Ecco perché la tesi della mossa volta a far uscire dal cono d’ombra Forza Italia è quella più realistica, sottraendo così tanto a Salvini e tanto alla Meloni quella prima scena che fino a questo momento si sono conquistati.

Salvini: «Un conto è collaborare, federarci un conto è mischiare partiti e identità diverse»

A sua volta sia Lega e sia Fratelli d’Italia hanno risposto picche alla proposta di Berlusconi. Salvini ha spiegato che: «Nessuno sta parlando di partiti unici. Un conto è collaborare, federarci, unire le forze, un conto è mischiare dalla sera alla mattina partiti diversi e identità diverse. Gli italiani non ci chiedono giochini politici, ci chiedono fatti».

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E pure FdI ci va giù pesante con Giovanni Donzelli, responsabile dell’Organizzazione: «Il Partito Unico non avrebbe senso né per noi né per gli elettori. Siamo alleati, abbiamo programmi compatibili in grado di trovare una sintesi in un programma di governo, ma non siamo la stessa cosa e ci rivolgiamo a sensibilità diverse».

Insomma, tutto archiviato. Piuttosto rimane in piedi l’idea della Federazione che Salvini continua a sostenere nella convinzione che «federare e arrivare in Parlamento con una sola posizione o in regione o in Parlamento europeo. Questo ci permetterebbe di essere più veloci, concreti ed efficaci ed è una proposta che spero venga raccolta da tutti».

Al di là delle buone intenzioni le resistenze sono molte. Fratelli d’Italia dal progetto da tempo si è sganciato, forte anche dei sondaggi che danno il partito di Giorgia Meloni in costante ascesa. Proprio ieri, ad esempio, è stato annunciato l’ingresso nel partito del sindaco di Verona Sboarina, a conferma della grande forza attrattiva in questo momento di FdI. Chiaro perché dalle parti di via della Scrofa si eviti di farsi coinvolgere da ipotesi federative.

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Ecco, che al massimo la federazione si limiterà alle sole forze di centrodestra che al momento sostengono il governo e che, come spiegano sempre da FdI, risponderebbe alla «necessità degli amici alleati di centrodestra che sono nella maggioranza di governo di fare squadra per provare ad arginare le proposte di Pd e Cinquestelle, che rischiano di essere le forze trainanti».

Oggi forse l’annuncio del ticket per la Calabria

Ma anche in questo caso il cammino sembra essere lungo e complicato. Intanto oggi il centrodestra nella sua normale formazione si vedrà per chiudere alcune questioni rimaste ancora aperte in vista delle prossime amministrative. Con grande probabilità si annuncerà il ticket per la Regione Calabria con il forzista Roberto Occhiuto come presidente e il leghista Antonino Spirlì vicepresidente.

Sul tappeto rimarranno ancora Bologna e Milano dove, forse soltanto nel fine settimana potrà essere una quadra. All’ombra delle due torri se la giocano il forzista Andrea Cangini e i civici Fabio Battistini e Roberto Mugavero; per quanto riguarda la ‘Madunina’ toccherà a Salvini sciogliere il rebus, ma come accaduto per Roma potrebbe saltare fuori un altro ticket con vice l’ex sindaco Albertini. Per il posto di sindaco continuano ad essere in ballottaggio i nomi di Oscar di Montigny o Annarosa Racca. Come detto si spera nel week end la fumata bianca.

Curiosità ieri a Napoli per l’ex premier Conte

Sull’altro versante politico, ieri l’ex premier Giuseppe Conte ha fatto la sua prima uscita in qualità di leader in pectore del M5S a Napoli per sostenere la candidatura a sindaco di Gaetano Manfredi. Grande curiosità per la sua prima uscita ‘politica’ ribadendo che «le operazioni calate dall’alto non funzionano, laddove possiamo dobbiamo rafforzare questa intesa, dove non è possibile non è ancora il momento». Insomma, le fusioni a freddo non funzionano, questo il messaggio lanciato al Pd con il quale l’alleanza per queste amministrative è decollata soltanto a Napoli.

Ci sarà tempo, comunque, anche perché Conte ha ben altri problemi, a partire dalla riorganizzazione del Movimento che a dispetto delle apparenze è ben lontano dall’essere unito attorno Conte.  E l’unico fattore a suo vantaggio è il tempo, perché tranne eventi eccezionali le politiche saranno tra due anni. Nel 2023.

© Riproduzione riservata

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