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Gli Intoccabili…del governo. Grazie alle regionali e al referendum la maggioranza può vedere la fine della Legislatura

Gli Intoccabili. Così da oggi in poi dovrebbero essere chiamati Conte, Zingaretti, Di Maio e Renzi, come il titolo del famoso film che vide tra gli interpreti Sean Connery e Kevin Costner e che ripercorreva le gesta del pool che mise in cella Al Capone.

Intoccabili da dopo le elezioni di domenica e lunedì che li ha decretati tali. Almeno fino all’elezione del presidente della Repubblica. O, probabilmente, fino al termine della Legislatura. Tutti uniti, o almeno così all’apparenza, stretti nell’obiettivo di durare il più a lungo possibile e gestire il potere. Soprattutto i 209 miliardi del Recovery Fund.

E’ questo senza dubbio il verdetto principale di questa tornata di elettorale, che anche se ha visto il Centrodestra battere per 4 a 3 (eh sì la Valle d’Aosta va conteggiata) ha avuto come effetto quello di rafforzare la posizione del premier Conte e della stessa maggioranza, che adesso hanno un orizzonte temporale ampio davanti a sé. Infatti, non ci sono altre importanti scadenze elettorali, o almeno di così ampie proporzioni, tali da consentire un ribaltamento degli equilibri.

Il verdetto delle Regionali e del referendum sancisce i 4 leader come Intoccabili

Insomma, la maggioranza può cadere soltanto se decide di farsi male da sola, non certo per eventi esterni. Passato questo, quindi, si può guardare oltre. Nicola Zingaretti (il secondo tra gli Intoccabili) lo ha fatto con decisione con due conferenze stampa nel giro di poche ore. A sentirlo nel tono ma soprattutto nei contenuti sembrava che si fosse all’inizio della legislatura e al primo discorso post voto. Non sembrava minimamente che la persona che parlava fosse il segretario di un partito che è al governo da oltre un anno.

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Zingaretti

In realtà Zingaretti sa benissimo che adesso deve capitalizzare il pericolo scampato alle elezioni. Ora o mai più per cercare di portare a casa quello che in un anno di governo non è riuscito ad ottenere: Mes, decreti sicurezza, legge elettorale, un’agenda di governo sulle cose del fare. Il vero tema sarà di capire quali scosse di assestamento questo atteggiamento produrrà nel governo. In breve, il governo reggerà al protagonismo e al decisionismo, che finora Zingaretti non ha mai mostrato, del Pd.

Il governo, quindi, adesso vira a sinistra o almeno questo è l’obiettivo di Zingaretti prendendo a pretesto il fatto che se non c’è stata la slavina elettorale domenica e lunedì lo si deve soltanto al Pd e perciò adesso il peso nell’Esecutivo deve per forza di cose aumentare. E di conseguenza anche i provvedimenti da approvare.

Giuseppe Conte

Conte: «Mai considerato in bilico, nè mi sento inamovibile»

E Conte? Anche lui tra gli Intoccabili, forse il primo. Dopo aver passato settimane in silenzio ieri ha ritrovato la parola chiarendo di non essersi «mai considerato in bilico», così come oggi «non mi sento inamovibile». Un po’ di sana sbruffoneria ma le settimane scorse ci raccontano di un Conte visibilmente preoccupato di finire sotto l’ondata sovranista. Da qui, allora, anche sull’ipotesi che tanto circola di un possibile rimpasto, Conte parla con tono di sfida ammettendo di non avvertirne «assolutamente l’esigenza», anche perché «non mi sembra che il Pd ponga il tema del rimpasto ma pone un problema di rilancio dell’azione anche alla luce della sfida del Recovery».

Rimpasto che, forse, il Pd non porrà apertamente a differenza invece del Mes su cui Zingaretti sembra puntare con decisione: «Per poter costruire il migliore sistema sanitario del mondo, si utilizzi il finanziamento del Mes. Ma usciamo da una discussione solo nominalistica: entriamo nel merito». A sua volta, però, Conte sembra voler prendere ancora tempo spiegando che «dire ora sì Mes ora no Mes è una questione pregiudiziale. Se e quando si porrà un problema di reperire altre risorse ci porremo il problema e lo risolveremo in Parlamento».

Zingaretti chiede il Mes e la riforma dei decreti Sicurezza

E non basta, perché nella lista delle cose da fare Zingaretti inserisce anche la riforma dei decreti Sicurezza per il quale «al primo CdM utile si può procedere, come ha già detto a suo tempo il ministro Lamorgese». Timing al quale Conte risponde: «Li portiamo al più presto in Cdm. Abbiamo già concordato un testo di modifica perché vogliamo assicurare ai cittadini italiani la sicurezza, non per ragionare per slogan ‘porto aperto, porto chiuso’. Vogliamo allargare il raggio della sicurezza e della protezione dei cittadini e allargare la protezione dei migranti».

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Ecco, il vero tema che adesso si pone è capire quanto il governo saprà resistere a questi strattoni, considerando che dall’altro lato c’è un M5S che celebrerà i suoi Stati Generali e con Luigi Di Maio (anche lui tra gli Intoccabili) che punterà a prenderne la guida. E chiaramente anche lui sarà costretto per ragioni di visibilità e di opportunità a rivendicare temi e posizioni.

Senza dimenticare Matteo Renzi (il quarto degli Intoccabili) che è il vero sconfitto di queste elezioni. Determinante da nessuna parte e sempre di più avviato a replicare la traiettoria politica del Nuovo CentroDestra di Alfano, quasi in una sorta di nemesi storica. Anche lui sarà costretto a cercare visibilità e trovare spazi per non soffocare con la sua creatura, di cui adesso ne è un po’ prigioniero visto che il rafforzamento della segreteria Zingaretti gli impedisce qualsiasi ipotesi di ritorno nel Pd. Se mai ne avesse avuto davvero l’intenzione.

Problemi, però, alla fine superabili in nome della governabilità e dell’esercizio del potere. Tutti aspetti che davvero rendono i quattro protagonisti del Conte Bis Intoccabili.

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