Palazzo Orsini di Gravina: l’architettura si impara dove l’arte è di casa

Un gioiello rinascimentale nel cuore di Napoli

Tra le varie meraviglie Rinascimentali esistenti a Napoli, grande interesse suscita Palazzo Orsini di Gravina, sede centrale della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi «Federico II», in via Monteoliveto, alle spalle di Piazza del Gesù Nuovo.

L’edificio, di proprietà di Ferdinando Orsini, duca di Gravina in Puglia, fu costruito nel 1513 e secondo molte fonti fu affidato all’architetto napoletano Gabriele d’Agnolo. Tra il 1548 e il 1549 Giovanni Francesco Di Palma effettuò alcuni disegni delle targhe marmoree della famiglia Orsini e imposte e finestre del fabbricato; nel frattempo venne completato il tetto. Dopo la morte del duca, il palazzo passò agli esponenti della famiglia Orsini.

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Palazzo Orsini di Gravina: il Settecento tra restauri e decorazioni artistiche

Nel 1742, l’architetto Mario Gioffredo effettuò alcuni restauri e produsse il portale di ingresso su commissione del proprietario dell’epoca Benedetto Orsini, cardinale e ambasciatore del re in Vaticano. Noti pittori dell’epoca come Giuseppe Bonito, Jacopo Cestaro, Francesco De Mura e molti altri si occuparono di abbellire le sale con i loro affreschi tra il 1765 e il 1781.

Successivamente, nel XIX secolo, iniziò un periodo non facile per Palazzo Orsini di Gravina poiché prima fu requisito dai francesi, nel 1799, per farne la dimora del generale Thiébault e poi venne espropriato e acquistato da Giulio Cesare Ricciardi, conte dei Camaldoli. Quest’ultimo, con l’aiuto dell’architetto Nicola d’Aluzzo, cambiò quasi totalmente l’estetica del palazzo, subendo anche numerose critiche. Con la ristrutturazione furono aperte delle botteghe nella facciata principale, compromettendone così la continuità originale, vennero eliminati i busti sulle finestre per realizzare balconi e fu anche edificato un secondo piano.

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L’incendio del 1848 e la ricostruzione

Il 15 maggio 1848 venne devastato da un incendio e l’anno successivo fu necessario ricostruirlo. La riedificazione fu affidata a Gaetano Genovese e all’ingegnere del regno Benedetto Lopez-Suarez. Genovese alterò definitivamente la planimetria aggiungendo il quarto lato e rivestendo in piperno i basamenti delle facciate laterali.

Prima dell’Unità d’Italia Palazzo Orsini di Gravina divenne sede dell’ufficio delle tasse. Dopo l’unificazione fu adibito a ufficio postale. In quel periodo vi lavorarono due grandi personalità: la scrittrice Matilde Serao come telegrafista, prima di diventare un’importante scrittrice e giornalista a fianco di Eduardo Scarfoglio; Giovanni Ermete Gaeta, che lavorava presso lo sportello delle raccomandate prima di diventare un notissimo paroliere in Italia e non solo.

Vi fu un ulteriore restauro nel 1933 a opera di Alberto Calza Bini e Camillo Guerra che eliminarono il secondo piano e rinforzarono le fondamenta realizzando sottofondamenta in calcestruzzo armato.

Palazzo Orsini di Gravina: la facoltà di Architettura e il danno del 1945

Successivamente a Palazzo Orsini di Gravina vi si insediò la sede della Facoltà di Architettura dell’Università Federico II ma, purtroppo, ci fu un ulteriore triste episodio ai danni del fabbricato quando, nel 1945, gli americani, in piena occupazione alleata, gettarono via una fontana seicentesca per ricavare un parcheggio all’interno del cortile.

Tutti gli studenti che varcano la soglia accademica entrano in un’opera d’arte abitata, dimostrando che studiare architettura a Napoli non è solo formazione ma anche un’esperienza immersiva, fatta di pietra, luce e memoria.

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