L’Italia torna centrale nel mondo, mentre la sinistra resta sola a tifare contro

Siamo passati da «ce lo chiede l’Ue» al «lo chiediamo all’Ue»

Nonostante la Pasqua, Bankitalia in questi giorni è stata costretta a farci sapere che il superbonus grillino continua a macinare risorse e il debito pubblico a galoppare. A febbraio, infatti, ha «centrato» un nuovo record: 3.024 miliardi di euro, ben 42,6 in più rispetto al gennaio 2024. Seppure bloccata dal governo Meloni, insomma, la maxiregalia contiana continua, a bruciare ben oltre 40 miliardi annui.

Sbarchi in calo, l’Ue approva la strategia italiana

Frontex, però, ha certificato un calo degli sbarchi illegali (-62%, quelli che arrivano attraverso la rotta europea, -74%, quelli che entrano via Balcani). Ed è indubbiamente una buona notizia. Di più, l’Ue ha ufficialmente detto «sì» alla strategia tricolore per rimpatri e lista di Paesi sicuri. Indicando per iscritto che Egitto e Bangladesh (Paesi di provenienza dei primi migranti trasferiti dall’Italia in Albania), Marocco e Tunisia sono Paesi da ritenersi sicuri. Da adesso i rimpatri degli irregolari potranno diventare più veloci.

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La sinistra isolata e senza strategia

Anche su questo fronte, quindi, la sinistra italiana sta diventando sempre più sola, i compagni europei la stanno abbandonando. Peggio per lei. Schlein, Conte e «compagnucci» vari, continuano a frignare, litigare e gufare contro Giorgia e quindi, contro l’Italia. Hanno cancellato il lavoro dal loro programma, hanno «mitizzato» clandestini e minoranze ideologiche green e woke. Che abbiano deciso di suicidarsi? Può darsi, allora, lo facciano pure, ma non possono pretendere che gli italiani s’impicchino con loro.

Tanto più alla luce del risultato decisamente considerevole – checcé ne dicano loro – portato a casa dalla Meloni, nell’incontro con il presidente Trump, alla Casa Bianca, a Washington. Appuntamento, che ha dimostrato, per l’ennesima volta, a «scorno» della sinistra, come Italia – grazie alla Meloni, alla compattezza della coalizione di centrodestra, la stabilità del governo e i risultati che sta riscuotendo su tutti i fronti – abbia riconquistato quella centralità in campo internazionale che aveva perduto, grazie a loro, da tempo ormai immemorabile.

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I frutti della diplomazia

Lo dimostrano i commenti della stampa estera, anche quella ostile, la «grande accoglienza» che il Tycoon le ha riservato, gli apprezzamenti che le ha indirizzato «un’amica, ha conquistato l’Europa è speciale», ma anche le rassicurazioni che «sui dazi, con l’Europa faremo l’accordo al 100%», alla conferma che questo patto sarà firmato a Roma nel corso del vertice con l’Ue, al quale, oltre Trump e la Meloni, parteciperà anche la commissaria Ue, Von der Leyen. «E sarà anche un’opportunità – ha detto Trump – per incontrare il resto dell’Europa e rendere l’Occidente, di nuovo grande».

Ma sarà, soprattutto – aggiungo personalmente – un’occasione per ricordare che se oggi l’Europa esiste (anche se scompaginata e divisa) è soprattutto merito dell’Italia, perché è qui che si sono firmati i primi documenti ufficiali per la sua nascita: i trattati di Roma il 25 marzo 1957, ed è decisamente suggestivo e, perché no, anche emozionante pensare che vi si festeggi il 68° compleanno, nella speranza che ne segni anche il rilancio.

Ma è giusto riconoscere che questo risultato è stato possibile, ai buoni rapporti fra Giorgia e Trump, ma anche alla collaborazione fra Giorgia e Ursula che, seppure a distanza, ha contribuito, con la premier a costruire la strategia indispensabile per arrivare a tale risultato. Ma anche dall’impegno italiano a importare più gas dagli Stati Uniti, portare le spese militari legate alla questione «difesa» al 2% e alla crescita degli investimenti reciproci. L’Italia contribuirà alla rinascita marittima del settore cantieristico statunitense, mentre gli Stati Uniti incentiveranno lo sviluppo della Zona Economica Speciale Unica del Sud.

La sinistra sminuisce, ma l’Italia volta pagina

Ciò che lascia perplessi è il tentativo della sinistra «pizza al taglio» di ridimensionare questo risultato che è «sì passabile, ma niente di più». Sarà anche così, ma è già tanto. Visto che loro, in tantissimi anni di presenza al governo, neanche questi «sì…. ma….» sono mai riusciti ad ottenere. Anzi! E l’Italia dice basta al «ce lo chiede l’Europa» e passa al «lo chiediamo all’Europa».

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