La Napoli del futuro: 28 progetti dagli studenti di Architettura

Paipais: «Pagina importante, proposte arriveranno alla giunta»

Ben 117 progetti per disegnare la Napoli del futuro, 28 dei quali sono stati consegnati al consigliere comunale di Napoli Gennaro Demetrio Paipais nella speranza che il Comune di Napoli possa farli propri, dandovi attuazione.

Ieri pomeriggio (martedì 15 aprile), nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino, la mostra “Ergo”, giunta alla 36esima edizione, ha incuriosito numerosissimi turisti giunti per visitare lo storico castello simbolo di Napoli e imbattutisi in particolari creazioni: gli studenti del Laboratorio di Ricerca LANDesign® dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli hanno esposto le proprie proposte progettuali pensate per la città di Napoli, frutto del lavoro didattico coordinato dalla docente universitaria Sabina Martusciello, esperta di Sistema Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del Sistema universitario e della Ricerca).

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Disegni, modelli, progetti esecutivi, prototipi, plastici e video hanno raccontato una Napoli possibile dal punto di vista urbanistico, sociale, turistico. Laurea Fiorentino, studentessa, ha creato un gioco logopedico per bambini con difficoltà di linguaggio utilizzando materiale riciclato: «Giacche di Autostrade per l’Italia che dovevano andare in discarica sono state recuperate e usate come materiali primi, lo stesso è stata fatta con le bande catarifrangenti.

Il gioco è come un rubabandiera a tema spaziale: ogni bambino dovrà recuperare più parole in modo da fare vincere la propria squadra», ha spiegato Laura Fiorentino. Andrea Basilone, studente, ha invece realizzato una “seduta” pubblica: «Il mio progetto è nato dall’esigenza di non far sedere più i ragazzi sui muretti e sulle ringhiere. E quindi ho sintetizzato una seduta, trasformandola in un tubo, che è diventata una estensione della ringhiera – ha spiegato -. In questo modo i ragazzi, anziché sedersi sulla ringhiera, si siedono di fianco alla ringhiera: questa seduta permette di far dialogare i ragazzi e quindi di farli stare uno dinanzi l’altro, così facendo si promuove la socialità».

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