La «bella vita» degli scissionisti: stipendi da ottomila euro al mese per gli affiliati di rango

I business principali legati alla droga, alle estorsioni e al controllo delle aste giudiziarie e delle case popolari. Tra gli indagati anche Rosaria Pagano, reggente del clan

Tra gli indagati c’è anche una donna boss, Rosaria Pagano, sorella di Cesare, fondatore del clan insieme a Raffaele Amato, considerata la reggente dell’organizzazione. Attualmente è detenuta al 41 bis. «Il ruolo delle donne nel clan è un elemento che ci ha meravigliato», ha spiegato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. L’organizzazione camorristica, attiva nei quartieri Scampia e Secondigliano della zona nord di Napoli e nei comuni di Mugnano e Melito, era molto ricca. Nel corso delle indagini sono stati trovati soldi in contanti e si ritiene che i membri delle principali famiglie potessero godere di uno «stipendio» di circa 8mila euro al mese.

«Tutto questo – ha spiegato il direttore della Dia di Napoli Michele Carbone – ha consentito loro di fare una sorta di “bella vita” che veniva esibita sui social e in maniera sfrontata e costante, attraverso macchine di lusso, Ferrari, Lamborghini, l’uso di imbarcazioni da diporto o di orologi di pregio». L’operazione «ci ha consentito di ricostruire lo svolgimento del fenomeno criminale sul territorio da parte di questo clan, ma anche di eliminare questa ingerenza negli affari e nel business». Il clan Amato-Pagano, ha ricordato Carbone, «ha come attività cardine il narcotraffico, lo spaccio di droga, perché ha anche degli affiliati in Spagna, persino a Dubai, il che consente allo stesso di poter controllare il flusso di sostanze stupefacenti».

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Il metodo estorsivo del clan Amato-Pagano

Tornando al business legato al pizzo, il metodo estorsivo del clan Amato-Pagano ai danni di commercianti e imprenditori della zona nord di Napoli e della sua provincia, si basava su un «sistema di progressività, come le imposte». Ha sottolineato ancora il procuratore Nicola Gratteri. «Ci ha colpito molto dal punto di vista investigativo – ha aggiunto – – il metodo estorsivo che l’associazione ha posto in essere, un sistema di progressività come le imposte. Ai commercianti che avevano una capacità contributiva particolare, e quindi alle attività con un particolare volume d’affari, veniva chiesta un’estorsione più alta».

Sono state sottoposte ad estorsioni anche i cantieri edili «nell’ambito di attività legate ad agevolazioni edilizie, i bonus. Quindi – ha evidenziato ancora il direttore della Dia Carbone – abbiamo avuto associazioni camorristiche che da un lato hanno usufruito di bonus con lavori mai posti in essere, e dall’altro, come in questo caso, quando i lavori erano posti in essere da chi aveva diritto, c’era poi l’estorsione nei confronti di questi cantieri. Quindi parliamo di un controllo capillare del territorio e di un’infiltrazione nelle attività economiche dei principali business».

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Le aste giudiziarie

Altro settore controllato dal clan era quello delle aste giudiziarie degli immobili nella zona di controllo e di riferimento, o la compravendita di immobili. «Tra le altre ipotesi di reato accertate – ha concluso Carbone – anche l’autorizzazione ad occupare abusivamente attraverso il controllo dei rioni popolari, case sfitte la cui occupazione veniva autorizzata senza che l’occupante avesse un titolo concessorio da parte delle autorità competenti».

Federproprietà Napoli

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