Lavoro, è record: quasi due milioni di occupati in più sul 2019

Nel Sud oltre 658mila contratti in più

Rispetto a giugno 2019, prima dell’inizio della pandemia, a giugno 2024 l’Inps ha registrato quasi due milioni di posizioni di lavoro in più, con un saldo positivo di 440mila unità solo nell’ultimo anno. I dati son quelli diffusi dall’Inps con l’Osservatorio sul mercato del lavoro e fotografano una situazione molto vivace con una crescita del lavoro a tempo indeterminato, un calo delle dimissioni e una riduzione delle cessazioni da contratti stabili. L’Inps segnala inoltre una crescita dei contratti di lavoro in tutti i settori e tutte le aree del Paese, con un avanzamento significativo nel Sud con oltre 658mila contratti in più.

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E la ministra del lavoro, Marina Calderone, commenta con soddisfazione questi numeri, parlando di una «strategia inclusiva» del Governo che «sta dando risultati», sottolineando come stia anche aumentando il numero delle aziende che riconoscono premi di produttività.

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Andando nel dettaglio, nei primi sei mesi dell’anno l’Inps ha registrato 4.294.151 attivazioni di contratti nel settore privato (esclusi i domestici e gli operai agricoli) e 3.354.482 cessazioni, con un saldo positivo di 939.669 contratti, oltre un quarto dei quali a tempo indeterminato (244.108). A giugno 2024 si è avuto un saldo annualizzato positivo per 440.248 posizioni di lavoro. Ma se si guarda a giugno 2019 la variazione netta positiva tocca 1.996,353 unità, sfiorando quota due milioni.

Le dimissioni

La crescita si è consolidata ma l’aumento dei posti di lavoro è dovuta in parte anche alla necessità nelle famiglie di lavorare in più persone per far fronte al calo del potere d’acquisto dovuto alla forte crescita dei prezzi. Un terzo delle assunzioni registrate nel primo semestre del 2024 (1,4 milioni su 4,3 milioni) è stata fatta con un contratto part time quindi con un numero di ore e uno stipendio non pieno.

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Le dimissioni nel primo semestre sono diminuite rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-2,82%) ma sono rimaste sopra quota un milione, a significare comunque non tanto una rinuncia al lavoro dopo la pandemia quanto una discreta mobilità verso un impiego migliore. Aumentano i licenziamenti economici (a 257.695) e si riduce la cassa integrazione, con 279mila beneficiari a giugno e una media di 40 ore nel mese: un dato che è inferiore a maggio e lievemente superiore a giugno 2023. Ad aprile 2020, mese di pieno lockdown durante la pandemia, i beneficiari della cassa avevano superato in un mese quota 5,5 milioni per 106 ore nel mese.

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