Travolta e uccisa in kayak, gli investigatori cercano eventuali testimoni

La ragazza a Napoli per frequentare un corso

Sono state estese a tutto il Golfo di Napoli le ricerche del natante che domenica pomeriggio ha investito una coppia bordo di un kayak nel mare di Posillipo. I due stavano navigando nei pressi dello specchio d’acqua antistante la residenza presidenziale Villa Rosebery quando a causa dell’impatto sono stati sbalzati in acqua. A perdere la vita è stata una ragazza lombarda di trent’anni che stava facendo una escursione con un giovane avvocato partenopeo.

Della donna si sono subito perse le tracce, verosimilmente già gravemente ferita dall’impatto. L’uomo invece è rimasto a galla ed è stato soccorso poco dopo da un altro natante dal quale è poi partito l’allarme. Le ricerche della Capitaneria di Porto hanno consentito di individuare il corpo esanime della vittima poco dopo, e a poca distanza dal luogo dell’impatto: si chiamava Cristina Frazzica, era originaria della Lombardia, ed in città per frequentare un corso alla Federico II.

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Le indagini

Le informazioni rese dall’avvocato superstite saranno fondamentali per fare luce sulla tragedia e non si esclude che un importante contributo alle indagini possa giungere anche dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza della residenza presidenziale che, com’è noto, per motivi di sicurezza, monitorano anche il mare di fronte alla villa.

Le operazioni di ricerca del natante killer, coordinate dalla Procura di Napoli (sostituto procuratore Vincenzo Toscano), sono scattate già dal pomeriggio di domenica. I reati ipotizzati sono omicidio colposo e omissione di soccorso e le operazioni sono state perfezionate nel corso di uno specifico briefing a cui ha preso parte anche il magistrato.

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Secondo le prime informazioni il kayak sarebbe stato investito da un natante non meglio identificato che da nord procedeva verso Sud, probabilmente in direzione degli attracchi partenopei di Mergellina e Napoli. Ma non si esclude che fosse diretto anche ai moli più a Sud del capoluogo. Gli inquirenti e la polizia giudiziaria, la Capitaneria di Porto, sono anche alla ricerca delle testimonianze di chi potrebbe avere visto il disastro, costato la vita a Cristina.

Al setaccio moli e attracchi

Gli investigatori stanno passando al setaccio i moli e gli attracchi e sono già stati ascoltati i titolari delle strutture che accolgono i natanti. Non si esclude che l’imbarcazione possa essere individuata a breve, come anche chi c’era a bordo, che ha deciso di non fermarsi malgrado l’impatto, forse condannando a morte la trentenne.

Nel luogo dove si è verificata c’è una sorta di curva in mare che rende più complicata l’individuazione di eventuali ostacoli soprattutto se a causa della forte velocità la prua è sollevata. Resta il rimpianto che forse, se soccorsa tempestivamente, Cristina si potesse salvare. Sull’entità e la gravità delle ferite riportate, però, solo l’autopsia potrà fornire dati certi.

Sul profilo Instagram della giovane resta un video postato poco prima della tragedia: immagini, riprese dal mare, di una villa set di Un Posto al Sole, con la colonna sonora della fiction Rai. Gli inquirenti hanno lanciato un appello a chiunque sia in possesso di informazioni utili che è possibile comunicare in forma anonima al numero 1530 o al numero 0812445308, anche via WhatsApp.

Il ricordo della Federico II

La morte di Cristina ha lasciato sgomento il dipartimento di farmacia dell’università partenopea. «Cristina, appassionata di ricerca e nuove sfide, era in città per frequentare da allieva il percorso di Alta formazione PharmaTech Academy. Da novembre ha intrapreso con entusiasmo e passione le lezioni, le attività laboratoriali e sperimentato nuove tecniche e tecnologie per i farmaci a RNA presso il Complesso di Scampia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II» ha spiegato in un post la Federico II.

«A fine giugno avrebbe completato il suo tirocinio presso una delle aziende con sede in Campania, la Nouscom, che l’aveva contesa, con altre, nella fase di selezione. A luglio avrebbe concluso il percorso formativo e si sarebbe aperta per lei la strada da professionista al servizio della salute umana. Fondazione Centro Nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA, l’Ateneo @uninait, i referenti, docenti, esperti e colleghi allievi della PharmaTech Academy si stringono al dolore della famiglia», concludono dall’Ateneo.

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