Migranti, Giorgia Meloni a Tunisi: «L’Italia può fare di più sui flussi regolari»

In dote 100 milioni per frenare le partenze

Tre accordi dal valore di poco più di cento milioni di euro. È quanto ha portato in dote alla Tunisia Giorgia Meloni nella sua quarta visita in dieci mesi a Kais Saied, partner «prioritario» nel Piano Mattei, a cui promette sostegno per l’applicazione del Memorandum con la Ue e a cui chiede di stringere le maglie delle partenze di migranti irregolari verso l’altra sponda del Mediterraneo.

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D’altronde il Time ha appena inserito la premier tra le 100 persone più influenti del mondo nel 2024 sottolineando che a livello europeo «è stata accreditata come la forza trainante dell’approccio del blocco all’immigrazione, che prevede il pagamento di paesi come Egitto e Tunisia per impedire agli aspiranti migranti di partire». Un flusso che rischia di aumentare con l’avvicinarsi dell’estate, nel rush finale della campagna per le Europee.

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Meloni, accompagnata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e da quella dell’Università Anna Maria Bernini, ha ringraziato il presidente tunisino per il lavoro «contro i trafficanti di esseri umani». E ha prospettato che l’Italia «possa fare molto di più sul fronte della migrazione legale». Di fronte si è trovata un interlocutore deciso a ribadire che il suo Paese «rifiuta di essere un punto di insediamento o di transito per i migranti irregolari».

È chiaro che Saied non accetterà mai l’ipotesi – emersa in queste settimane ma non confermata sul fronte italiano – di un hotspot nei pressi di Tataouine, nel sud della Tunisia, dove si incrociano le rotte di persone che fuggono dall’Africa subsahariana passando anche per Libia e Algeria, e puntano a Sfax.

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«Noi sappiamo che la Tunisia non può diventare il paese di arrivo dei migranti – ha aggiunto Meloni nelle dichiarazioni in un video diffuso da Palazzo Chigi -, su questo va rafforzata la cooperazione, vogliamo coinvolgere le organizzazioni internazionali, lavorare sui rimpatri ma soprattutto sui flussi regolari». La linea è quella dei decreti flussi sempre più ampi, come l’ultimo che, ha ricordato, «consente a circa 12mila tunisini formati di poter venire legalmente in Italia».

Gli accordi con la Tunisia

In quest’ottica va l’accordo su alta formazione e ricerca che Bernini ha firmato con il suo omologo tunisino. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha siglato quello che garantisce 50 milioni di euro di sostegno al (precario) bilancio generale dello Stato tunisino, focalizzato sulla promozione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, in coerenza con il progetto Elmed di interconnessione elettrica via cavo tra i due Paesi.

Saied per ora ha evitato il default: senza i 900 milioni del Memorandum con l’Ue, vincolati a un accordo con il Fmi in stallo da un anno, Saied ha fatto ricorso a un prestito diretto della Banca centrale della Tunisia e a quelli di Arabia Saudita e Algeria. A 55 milioni di euro ammonta invece la linea di credito a favore delle piccole e medie imprese tunisine aperta da Roma con Cdp. A questo si aggiungono i 9 milioni stanziati a gennaio dal Viminale per il carburante delle motovedette tunisine impegnate nel contrasto alle migrazioni illegali e nell’attività di ricerca e soccorso.

E i 4,8 milioni per la cessione alla Garde Nationale di sei motovedette già in uso alla Guardia di Finanzia. Contro quest’ultimo finanziamento AsgI, Arci, ActionAid, Mediterranea Saving Humans, Spazi Circolari e Le Carbet hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, sostenendo che «violerebbe la normativa nazionale che vieta di finanziare e trasferire armamenti a Paesi terzi responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani».

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