Narcotraffico e riciclaggio con opere d’arte: 31 arresti

Ricercato l'”amico” del broker della droga Raffaele Imperiale

Avevano trovato il modo di “pulire i soldi” del traffico di droga con vendite fittizie di opere d’arte e, almeno in un caso, di una litografia di Banksy, oltre che di sedicenti artisti legati a una galleria nel cuore di Amsterdam, i narcotrafficanti di una “rete” smantellata dalla Squadra mobile, coordinata dalla Dda di Milano. Un gruppo con a capo Andrea Deiana, presunto “broker” che si era dato come nickname proprio quello del noto esponente ‘senza volto’ della street art, e che non solo vantava stretti legami con narcos sudamericani, latitanti ed esponenti della criminalità  organizzata, ma riforniva pure trafficanti in mezza Italia e spacciatori della movida milanese e di feste private.

A partire da ieri la Polizia, con il supporto di Europol, del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, della Direzione Centrale Servizi Antidroga e di colleghi di altri reparti, ha eseguito 31 misure cautelari, di cui 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 7 obblighi di firma, in Italia e in Europa. Al momento all’appello mancano tre persone, tra cui lo stesso Deiana e Vincenzo Amato, esponente del clan Coluccia di Galatina (Lecce). Ed è proprio una chat criptata tra i due, riportata nel provvedimento del gip Carlo Ottone De Marchi firmato su richiesta dei pm Silvia Bonardi e Cecilia Vassena, a mettere in luce il nuovo metodo per riciclare i proventi del traffico di droga.

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Con le opere d’arte “si puliscono soldi senza pagare spese, anzi guadagnando”, confida Deiana ad Amato il 20 settembre di due anni fa, ammettendo che la sua galleria di Amsterdam, ora sotto sequestro, la ‘ART3035 Gallery’, era solo una copertura. Anche per fantomatiche vendite di multipli, poster e litografie, finite, come una di Banksy, pure in una galleria milanese, perquisita ieri come due appartamenti nella capitale olandese, come il Nomad, club motociclistico di Monza individuato tra i presunti punti di smercio, e molti altri luoghi, in tutto una cinquantina, nell’operazione che ha interessato anche Lituania, Spagna, Olanda. Tra i sequestri, oltre a quelli dei conti correnti di due aziende di logistica e trasporti tra Pero (Milano) e Como, anche 100 mila euro cash.

Deiana, 41enne nato a Terracina (Latina) e con un passato da produttore musicale, gira da tempo per l’Europa, sarebbe “amico” di personaggi del calibro di Raffaele Imperiale, anche lui ‘broker’ della droga con legami con la Camorra, di recente estradato dagli Emirati Arabi e detto il “boss dei Van Gogh”, e sarebbe riuscito anche a far arrivare a Milano carichi enormi, come “617 chili di hashish dalla Spagna”. Tra l’altro, come emerge dall’ordinanza, lo stesso Deiana in alcune chat racconta “di aver fornito un importante supporto alla latitanza di Imperiale”. E scriveva nell’agosto del 2020: “Quando mio amico era in Europa era latitante e stava sempre con me vivevamo stessa casa” e lo avrebbe addirittura “scortato” nella fuga da Kiev a Dubai.

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Sarebbe il trait d’union tra narcos e grossi compratori e avrebbe messo in piedi un’attività  che non si ferma mai, tanto che, si legge, anche mentre la moglie stava per partorire la loro figlia a Milano, nell’estate 2020, lui era costantemente al lavoro, “da vero uomo d’affari” ma coi suoi telefoni criptati, come documentato dalle microspie piazzate nella camera dell’ospedale. “Amo stai esagerando (…) sei sempre al telefono…perennemente da quando apri gli occhi a finché li chiudi…che caz.. di senso ha stare tutto il giorno al telefono, fare un sacco di soldi”, lo rimproverava lei.

Per riciclare i soldi cash che gli entravano Deiana, che si era ritagliato pure spazi in riviste di settore come “mercante d’arte specializzato” in Banksy, sarebbe stato sempre alla ricerca di ‘teste di legno’ e società  in grado di fargli bonifici sui suoi conti e su quelli della galleria. E offriva come “emolumento” il “2% della somma bonificata”. Somme che non erano altro che gli incassi dei suoi traffici che ritornavano a lui, versati con una causale fittizia, ossia l’acquisto di opere d’arte o poster.

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