La morte di Stefano Cucchi, due carabinieri condannati a 12 anni: si sono costituiti

Ridotta di un anno la pena per Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo

I due carabinieri condannati ieri dalla Cassazione a 12 anni di carcere per l’omicidio di Stefano Cucchi si sono consegnati nella caserma Ezio Andolfato di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), sede del Carcere militare giudiziario. Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo sono arrivati nel cuore della notte. Prima di essere traferiti in carcere i due militari si sono consegnati ai loro colleghi che poi hanno provveduto al trasferimento nella struttura penitenziaria casertana.

I due erano stati condannati per omicidio preterintenzionale dalla quinta sezione penale della Cassazione dopo 5 ore di camera di consiglio, che ha ridotto di un anno la pena inflitta loro in appello. La riduzione di pena di un anno è dovuta alla decisione della Cassazione di annullare senza rinvio la sentenza d’appello (con la quale erano stati inflitti loro 13 anni) limitatamente al punto in cui aveva escluso le attenuanti generiche.

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Disposto il processo d’appello bis per il maresciallo Roberto Mandolini – comandante della stazione Appia dove venne portato Cucchi dopo il pestaggio – per la compilazione del falso verbale di arresto, e per il carabiniere Francesco Tedesco, anch’egli accusato di falso. Per questo reato, però, sarebbe prossima – a maggio 2022 – la prescrizione.

Le reazioni della famiglia di Cucchi

«Finalmente è arrivata giustizia dopo tanti anni, almeno nei confronti di chi ha picchiato Stefano causandone la morte». Lo dichiara Rita Calore, madre di Stefano Cucchi, attraverso il suo legale, l’avvocato Stefano Maccioni. «A questo punto possiamo mettere la parola fine su questa prima parte del processo sull’omicidio di Stefano. Possiamo dire che è stato ucciso di botte, che giustizia è stata fatta nei confronti di loro che ce l’hanno portato via». Lo ha detto Ilaria Cucchi, dopo la sentenza della Cassazione.

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