Confcommercio: «Per ridurre gli impatti della crisi occorrono risorse a fondo perduto nel sistema»

«La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi» a causa del Coronavirus «attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui». Lo afferma Confcommercio. «Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori». La confederazione oggi ha diffuso il primo consuntivo sui consumi di marzo e le stime sul Pil di aprile.

«Senza lo strumento dei ‘trasferimenti a fondo perduto’ – argomenta – si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza». «Va inoltre pianificata attentamente – ha aggiunto – la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perchè il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza».

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Confcommecio, lo studio

Crollano i consumi in Italia sotto la pressione dell’emergenza dettata dal nuovo coronavirus. Secondo il primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi oggi da Confcommercio, per il primo trimestre dell’anno in corso l’Ufficio studi dell’associazione stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo, evidenzia, è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%).

«Siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista. Con qualche ritardo rispetto al depotenziamento repentino della domanda, la produzione si è adeguata. Fiducia e indici di attività produttiva sono crollati in marzo, sommandosi alla scomparsa della domanda per consumi».

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Confcommercio inoltre rileva che il crollo dei consumi del 31,7% è sintesi di un rallentamento nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.

In alcuni settori registrato un crollo delle vendite pari fino al 100%

Stando al primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi da Confcommercio, «purtroppo sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati ‘veri’ sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali)» danno uno spaccato della realtà italiana. Stima anche che per i bar e la ristorazione il dato sia pari a -68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori.

Pil di aprile precipitato del 13%

Nei primi 4 mesi del 2020 il Pil è andato giù del 3,5%, stima Confcommercio, e ad aprile 2020 il Pil del nostro Paese precipita del 13%. «I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto. Possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano» sottolineano.

Quanto all’inflazione, «sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di aprile 2020 si stima una riduzione dello 0,6% in termini congiunturali e dello 0,7% nel confronto con lo stesso mese del 2019». «La caduta dei prezzi – commentano gli analisti di Confcommercio – riflette la riduzione registrata dagli energetici regolamentati e non, che cominciano a risentire della caduta del prezzo del petrolio, le cui quotazioni nominali in dollari sono tornate ai valori dei primi mesi del 2004».

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