La riflessione | In questa Europa truccata dei «no», chi fa da se fa per tre ma senza crescita

Cominciano a calare i contagi e a crescere il numero dei guariti. Non dobbiamo mollare, ma possiamo tirare un attimino il fiato, sì. La politica dello scaricabarile, cui abbiamo assistito in questi giorni di emergenza, però, fra Europa e governo, non è stato uno spettacolo, edificante né rassicurante, per la gente che ha visto i politici accapigliarsi per mere questioni di bottega. E, diciamola tutta, l’Europa, con i suoi «no», non è mai apparsa cosi tanto lontana. A dispetto degli inviti all’unità e alla solidarietà che arrivano da più parti e di fronte ai quali, i Paesi ricchi del Nord, Germania in testa, continuano a fingere di non sentire.

Europa, il giurista Guarino: «Moneta unica nata con un golpe»

Ma questa Europa del «no», «senza se» o «ma», ha davvero le certe in regola per potersi opporre, non solo ai coronabond, ma a qualsivoglia iniziativa di sostegno agli altri? Assolutamente no! E badate bene, non lo dico io, ma lo scrive, il già ministro delle Finanze, Giuseppe Guarino nel 2013 in «Un saggio di verità sull’Europa e sull’euro», passato quasi inosservato.

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Chissà come mai! Forse, perché il giurista napoletano, in quella sessantina di pagine, sottolineava che «la moneta unica è nata da un vero golpe, realizzato – al momento del lancio, il primo novembre del 1999 – violando la disciplina fissata dal ‘trattato sull’Unione europea (Maastricht) elaborata in 50 anni di trattative’, sostituendola – all’insaputa di tutti – ‘con quella di un regolamento, il n. 14667/97’, ancora oggi sconosciuto ai più, mai approvato né ratificato «con la osservanza delle procedure costituzionali».

Per cui – ed è sempre Guarino a scriverlo – nell’occasione, la «Commissione europea, il consiglio europeo ed il Parlamento europeo, che serviva a tutt’altro scopo», si resero complici di un atto che definire truffaldino, è un’offesa al cp. Il tutto, naturalmente, «adoperando le cautele necessarie ad evitare che lo si scoprisse». Ma cosa cambiò dal trattato al regolamento? Lo spiega sempre Guarino: «Il primo vincolava l’Unione e gli Stati all’obiettivo della crescita» che questi ultimi «avrebbero potuto raggiungere utilizzando i loro normali poteri istituzionali in materia di politica economica, liberi di indebitarsi, ma senza superare i limiti prestabiliti».

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Il secondo, li obbligava, invece, «al pareggio in bilancio da realizzare a medio termine, con l’obbligo di ottenere il risultato, attenendosi ad un percorso predeterminato» e – questo però, lo aggiunge il sottoscritto – predefinito lontano dalle sedi ufficiali. Il che, nel mentre ha spogliato i Paesi membri di tutti i poteri decisionali in materia economica, ne ha ridimensionato l’autonomia, riducendoli allo stato di sudditi. Per di più costretti a pagare a caro prezzo, tale condizione di sudditanza. Sicché, invece della crescita, da 15 anni si genera depressione, e va sempre peggio. E anche la democrazia è a rischio.

Così da «sogno», l’Europa si è trasformata in incubo

Meglio in peso, addirittura, insostenibile. E così, in 20 anni (alla media annua di 15miliardi) ha portato via, all’Italia circa 300miliardi (per altro esclusi dal calcolo dal rapporto debito/pil), restituendocene poco meno di 200 (10 all’anno). Di più ci ha imposto tagli pesantissimi, «dettandoci» più volte le manovre finanziarie (in pratica, commissariando, senza darlo a vedere, la nostra politica economica), costringendo il governo a tagli lineari della spesa, anche quella sanitaria.

Ecco perché, oggi, il numero di posti letto in terapia intensiva è appena un terzo di quelli esistenti nel 2000. E, per di più, ci ha creato problemi anche nell’utilizzo dei fondi europei, dal momento che il loro utilizzo prevede il cofinanziamento nazionale che – contrariamente al contributo dato da noi all’Europa – deve essere conteggiato nel rapporto debito/pil. Quindi, può farlo sforare e, nel caso, apriti cielo.

Chi dice, quindi, che questa Europa non è quella «delle Patrie e dei Popoli», fondata sulla solidarietà, sognata dai suoi ideatori, ma quella «dei mercati e della moneta» basata sulla forza finanziaria, non ha torto. Anzi! Ma ora, siamo al «redde rationem» o si decide a cambiare o muore di coronavirus. Martedì prossimo, dopo la riunione dell’Eurogruppo, ne sapremo qualcosa di più.

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